giovedì 4 dicembre 2008
giovedì 6 novembre 2008
Maria, la donna
Il culto mariano ha posto agli storici la questione se abbia o no portato un beneficio alla figura della donna.
Lo scrivente ritiene che la figura di Maria nel nuovo testamento rappresenti l'altra faccia della medaglia, opposta a quella della Bibbia e di Eva, senza la quale non sarebbe possibile vedere e conoscere tutta la "medaglia".
Da una parte, in tempi primigeni forse legati ad una cultura della donna ancora mescolata e vicina a quella dei popoli del deserto, emerge la figura di EVA, donna maliziosa, curiosa, disposta a tutto per soddisfare i propri desideri, lusingatrice ma capace di imporsi al suo patner fino al punto di portarlo alla perdizione.
Maria invece, a momenti in secondo piano rispetto a Cristo, con la sua forza, con il suo amore puro per la famiglia, nella dignitosa figura della madre che da sempre soffre per la prevista morte del Figlio ma che non fa nulla per dissuaderlo dalla Sua strada, risplende e ci appare come la metafora della figura femminile, la madre, che ogni giorno costruisce e riesce a tenere unita la famiglia anche e soprattutto nelle prove più difficili; e forse in ciò possiamo trovare gli echi di un culto della donna che già i Romani avevano radicato, basti pensare alla madre dei Gracchi, forse anche per questo assai diversa, contrapposta, ad Eva.
Dalla Sua maternità sempre rappresentata, dal suo dolore durante la morte del Figlio, dalla sua fede in Dio e nella sua salvezza, ci deriva il nostre grande amore per Lei, Madre accogliente e salvatrice.
Per ritornare alla donna di tutti i giorni, mentre il padre con il suo esempio dovrebbe rappresentare il faro nella notte della vita e quindi, necessariamente, dovrebbe anche incarnare la figura che amministra in famiglia la giustizia anche impartendo la giusta e doverosa punizione a chi imbocca la strada sbagliata, la donna con il suo sesto senso, con l'amore e la comprensione ma sempre con giustizia ed equilibrio è colei che, di fatto, ga il reale potere di consolidare o distruggere la famiglia.
Pochi decenni di marxismo progressista sono stati sufficienti a diffondere modelli di donna e di uomo "altri", unitamente alla cultura del nichilismo amorale, del materialismo sfrenato e dell'egoismo istituzionalizzato; tanti poveri giovani, che abbiamo sotto gli occhi, sono il risultato di famiglie in cui l'uomo e la donna hanno rinunciato alle loro rispettive funzioni, anche di difesa della sanità delle Istituzioni, esclusivamente tesi al guadagno ed al continuo appagamento dei sensi.
C'è però ancora chi segue la via giusta e trova conforto e guida nella fede.
Lo scrivente ritiene che la figura di Maria nel nuovo testamento rappresenti l'altra faccia della medaglia, opposta a quella della Bibbia e di Eva, senza la quale non sarebbe possibile vedere e conoscere tutta la "medaglia".
Da una parte, in tempi primigeni forse legati ad una cultura della donna ancora mescolata e vicina a quella dei popoli del deserto, emerge la figura di EVA, donna maliziosa, curiosa, disposta a tutto per soddisfare i propri desideri, lusingatrice ma capace di imporsi al suo patner fino al punto di portarlo alla perdizione.
Maria invece, a momenti in secondo piano rispetto a Cristo, con la sua forza, con il suo amore puro per la famiglia, nella dignitosa figura della madre che da sempre soffre per la prevista morte del Figlio ma che non fa nulla per dissuaderlo dalla Sua strada, risplende e ci appare come la metafora della figura femminile, la madre, che ogni giorno costruisce e riesce a tenere unita la famiglia anche e soprattutto nelle prove più difficili; e forse in ciò possiamo trovare gli echi di un culto della donna che già i Romani avevano radicato, basti pensare alla madre dei Gracchi, forse anche per questo assai diversa, contrapposta, ad Eva.
Dalla Sua maternità sempre rappresentata, dal suo dolore durante la morte del Figlio, dalla sua fede in Dio e nella sua salvezza, ci deriva il nostre grande amore per Lei, Madre accogliente e salvatrice.
Per ritornare alla donna di tutti i giorni, mentre il padre con il suo esempio dovrebbe rappresentare il faro nella notte della vita e quindi, necessariamente, dovrebbe anche incarnare la figura che amministra in famiglia la giustizia anche impartendo la giusta e doverosa punizione a chi imbocca la strada sbagliata, la donna con il suo sesto senso, con l'amore e la comprensione ma sempre con giustizia ed equilibrio è colei che, di fatto, ga il reale potere di consolidare o distruggere la famiglia.
Pochi decenni di marxismo progressista sono stati sufficienti a diffondere modelli di donna e di uomo "altri", unitamente alla cultura del nichilismo amorale, del materialismo sfrenato e dell'egoismo istituzionalizzato; tanti poveri giovani, che abbiamo sotto gli occhi, sono il risultato di famiglie in cui l'uomo e la donna hanno rinunciato alle loro rispettive funzioni, anche di difesa della sanità delle Istituzioni, esclusivamente tesi al guadagno ed al continuo appagamento dei sensi.
C'è però ancora chi segue la via giusta e trova conforto e guida nella fede.
mercoledì 5 novembre 2008
il 4 novembre il Presidente G. Napolitano a Vittorio Veneto
Bisogna fare grossi complimenti al Nostro Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, perché a 83 anni sostenere in modo brillante, in un solo giorno, una serie di manifestazioni distanti tra loro, da Roma a Gorizia a Re di Puglia, poi a Vittorio Veneto, e poi partire per essere pronto il mattino dopo a Padova a celebrare anche lì il novantesimo della Grande Guerra, certamente non è cosa da tutti !
Certo chi ha preparato queste sue due giornate così frenetiche non deve aver pensato in modo concreto né all’età del Presidente, né alla completezza delle cerimonie di città in città.
A me, per Vittorio Veneto, resta un po’ l’amaro in bocca per la frenesia ed i tempi troppo ristretti concessi come al solito alla nostra Città, anche in occasione del novantesimo della vittoria finale della Grande Guerra conclusasi proprio a Vittorio Veneto.
Sono dispiaciuto in particolare del fatto che nessuno abbia indirizzato il Presidente a visitare il Museo della Battaglia a Ceneda, seconda istituzione del suo genere in Italia ed una delle prime in Europa, voluto e realizzato dal Dott. Luigi Marson, ragazzo del 99, che come volontario dal 1918 cominciò a raccogliere cimeli, poi da grane invalido continuò fino al 1938 anno in cui donò la sua raccolta alla Città di Vittorio Veneto che inaugurò il nuovo Museo il 2 novembre.
Tra l’altro ci si meraviglia che i nostri studenti non conoscano il 4 Novembre e lo scambino per una festa della resistenza.
Ma dove ha vissuto chi si meraviglia?
Certa sinistra da 40 anni ha colonizzato la scuola, rendendola un’agenzia di collocamento per sistematicamente operare il lavaggio del cervello degli studenti e farne dei militanti; per quasi quarant’anni i giovani italiani non hanno imparato né cantato l’Inno Nazionale, letteralmente soppiantato dalle frasi imparate e gridate in pazza durante gli scioperi e le occupazioni delle scuole.
Cos’altro avremmo potuto aspettarci?
Certo chi ha preparato queste sue due giornate così frenetiche non deve aver pensato in modo concreto né all’età del Presidente, né alla completezza delle cerimonie di città in città.
A me, per Vittorio Veneto, resta un po’ l’amaro in bocca per la frenesia ed i tempi troppo ristretti concessi come al solito alla nostra Città, anche in occasione del novantesimo della vittoria finale della Grande Guerra conclusasi proprio a Vittorio Veneto.
Sono dispiaciuto in particolare del fatto che nessuno abbia indirizzato il Presidente a visitare il Museo della Battaglia a Ceneda, seconda istituzione del suo genere in Italia ed una delle prime in Europa, voluto e realizzato dal Dott. Luigi Marson, ragazzo del 99, che come volontario dal 1918 cominciò a raccogliere cimeli, poi da grane invalido continuò fino al 1938 anno in cui donò la sua raccolta alla Città di Vittorio Veneto che inaugurò il nuovo Museo il 2 novembre.
Tra l’altro ci si meraviglia che i nostri studenti non conoscano il 4 Novembre e lo scambino per una festa della resistenza.
Ma dove ha vissuto chi si meraviglia?
Certa sinistra da 40 anni ha colonizzato la scuola, rendendola un’agenzia di collocamento per sistematicamente operare il lavaggio del cervello degli studenti e farne dei militanti; per quasi quarant’anni i giovani italiani non hanno imparato né cantato l’Inno Nazionale, letteralmente soppiantato dalle frasi imparate e gridate in pazza durante gli scioperi e le occupazioni delle scuole.
Cos’altro avremmo potuto aspettarci?
venerdì 31 ottobre 2008
2009 - Nuove Norme sui Beni Ambientali e federalismo?
Dal 1° Gennaio 2009 le Commissioni Comunali Integrate Beni Ambientali verranno soppresse in quanto verrà tolta la delega regionale ai Comuni; tutte le pratiche andranno dunque spedite alle Soprintendenze regionali, che dovranno formulare parere scritto di merito.
Qualcuno dirà: non cambia nulla, anche adesso le pratiche inviate alle soprintendenze attendono 60 gg. per il silenzio assenso: ma in burocrazia 2 + 2 spesso non fa quattro.
Intanto oggi le Amministrazioni Comunali inviano solo una parte dei progetti ai Beni Ambientali in attesa del famoso silenzio assenso; le progettazioni più semplici, ad esempio le pompeiane, a giudizio del Resp. del Procedimento e sentito il parere dei membri della Commissione Integrata, non vengono inviate in Soprintendenza, mentre progetti importanti, o redatti in zone particolari o beni pubblici attendono il silenzio assenso delle Soprintendenze; attualmente, il modesto numero di progetti inviati alle Soprintendenze, parte dai Comuni accompagnato dal parere di due tecnici, i cosiddetti “esperti in Beni Ambientali”, e corredato da relazione ambientale semplificata (aggettivo improprio) e copiosa documentazione fotografica allegate dal progettista.
Dal 2009 le Soprintendenze regionali, già oberate dalle pratiche relative ai beni storici e monumentali e dall’attuale mole delle predette richieste di parere dei Comuni, si troveranno ad affrontare ulteriore ed ingente incremento di lavoro, senza incremento di personale (visti i tempi…) che si rifletterà in un ulteriore aumento dei tempi, e si troveranno a dover esprimere anche un parere di merito (fatto nuovo) e non solo di legittimità; gli stessi Tecnici Comunali si troveranno ancora più oberati per istruire la pratica; i progettisti dovranno presentare documentazioni corpose per le Soprintendenze, con la relazione ambientale completa; insomma un aggravio di tempi e costi che si rifletterà sul cliente finale ma anche sui liberi professionisti; altro che semplificazione!
Cosa avverrà? Succederà come già avviene nei Comuni: secondo normativa, un cittadino dovrebbe ritirare il permesso di costruire entro 60 gg. dal deposito; in caso di silenzio dovrebbe intenderlo bocciato; ma qui non siamo in Germania, e qualunque nuova regola per alleggerire e/o velocizzare la burocrazia non sortisce effetti; e così i Comuni, non riuscendo a rispettare i termini, poco prima della scadenza inviano lettera al richiedente per interromperli; di fatto ci vogliono da 3 a 12 mesi per ritirare un permesso, e anche di più specie se il progetto prevede i pareri accessori di vari Enti sovra comunali .
Con il deposito alle Soprintendenze regionali di tutte le pratiche, per quanto tempo in più cittadino e progettista dovranno attendere il loro permesso? Le sempre maggiori lungaggini e difficoltà stufano i cittadini che spesso rinunciano ed iniziano a rivolgersi ai mercati di Slovenia, Austria e Croazia : ecco ulteriori ostacoli per l’edilizia, in grande crisi, ma di fatto ancora uno dei pochi grandi volani concreti rimasti nel paesaggio, astratto e pericoloso, di un’economia virtuale mordi e fuggi che nessuno osa regolare.
Spero non saranno questi i risultati del federalismo….Mi stupisce il silenzio della Lega.
Il Cittadino chiede semplificazione: si deve quindi accelerare ed alleggerire l’iter delle pratiche burocratiche con occhio di favore al recupero edilizio; sarebbe bastato confermare le deleghe alle Commissioni comunali Integrate con la presenza di un Membro della Soprintendenza, perché tutto l’iter progettuale dovrebbe svolgersi (il famoso sportello unico tanto decantato e che mai veramente ha funzionato) nel Comune (le Soprintendenze continuerebbero con quanto già di competenza), e contemporaneamente far approntare ai Comuni, anche col supporto delle Soprintendenze, una puntuale analisi per individuare, entro le aree di tutela generica, gli elementi architettonici e/o le sottozone effettivamente meritevoli del vincolo paesaggistico; si sarebbero così alleggerite le pratiche per una quantità di edifici e sottozone (anche se ciò pare andar contro la filosofia stessa delle aree sottoposte a tutela ambientale) con benefici effetti sulla qualità e sui tempi: se invece dal 2009 inizierà il nuovo iter i Comuni non potranno più assumersi responsabilità sui tempi né sulla qualità.
Si deve annotare comunque che, nonostante la sussistenza da anni del vincolo paesaggistico su intere porzioni delle Città, i cittadini italiani hanno visto eretti fabbricati, anche recentissimi, speculativi e di bassissime qualità estetiche ed urbane; questi stessi fabbricati, per assurdo, risulteranno sottoposti a vincolo paesaggistico anche in caso di ulteriori pratiche. Allargando il discorso oltre il vincolo ambientale, attualmente per lo più i Comuni vincolano (anche se con gradi diversi di tutela) tutti i fabbricati “vecchi”, solo per l’età, con effetti di inutile appesantimento delle pratiche anche per gli immobili senza valore artistico/ambientale; manca la cultura, e ciò appare anche dal fatto che quasi nessun Comune ritiene di vincolare opere dei primi del novecento e, in qualche raro caso, anche posteriori, benché le qualità tipologiche estetiche e “storico/artistiche” lo richiederebbero: si sono demolite scale e bagni bellissimi dei primi del ‘900, temperoni di alto valore artistico, magnifiche moderne balaustre in ferro forgiato; quale danno alla Storia futura.
Le Regioni potrebbero anche ridare la delega ai Comuni: nel caso la norma prevede che le Regioni effettuino un controllo su “chi e come” esprimerà i pareri, ma non è chiaro come; comunque il nuovo parere espresso dalle Soprintendenze, o dai Comuni su nuova delega come credo si farà, è previsto dalla norma “di merito”, con conseguenze (teoriche) sul progetto assai più vincolanti dei giudizi di legittimità fino ad ora (teoricamente) espressi : cosa difficile e di enorme responsabilità e riflesso nei confronti dei cittadini nell’esercizio dei loro diritti e funzioni.
Per non nascondersi dietro un dito…, giova comunque ricordare che le vigenti Commissioni Comunali Integrate davano già, di fatto, un giudizio di merito quando bocciavano dei progetti con la notissima formula “…non si inserisce nel contesto ambientale…”; formula a volte abusata, quando non addirittura strumento di Potere, per affaticare l’iter a progetti meritevoli di professionisti concorrenti e/o di cittadini avversari politici.
Le Comunità dovrebbero ormai aver capito che non è con il numero di leggi che si riesce a garantire un controllo di qualità ed equo, ma che imperativo è trovare, e porre ai posti di controllo, uomini di cultura ed equi, e non servi dei Poteri: al momento certo il problema maggiore…
Qualcuno dirà: non cambia nulla, anche adesso le pratiche inviate alle soprintendenze attendono 60 gg. per il silenzio assenso: ma in burocrazia 2 + 2 spesso non fa quattro.
Intanto oggi le Amministrazioni Comunali inviano solo una parte dei progetti ai Beni Ambientali in attesa del famoso silenzio assenso; le progettazioni più semplici, ad esempio le pompeiane, a giudizio del Resp. del Procedimento e sentito il parere dei membri della Commissione Integrata, non vengono inviate in Soprintendenza, mentre progetti importanti, o redatti in zone particolari o beni pubblici attendono il silenzio assenso delle Soprintendenze; attualmente, il modesto numero di progetti inviati alle Soprintendenze, parte dai Comuni accompagnato dal parere di due tecnici, i cosiddetti “esperti in Beni Ambientali”, e corredato da relazione ambientale semplificata (aggettivo improprio) e copiosa documentazione fotografica allegate dal progettista.
Dal 2009 le Soprintendenze regionali, già oberate dalle pratiche relative ai beni storici e monumentali e dall’attuale mole delle predette richieste di parere dei Comuni, si troveranno ad affrontare ulteriore ed ingente incremento di lavoro, senza incremento di personale (visti i tempi…) che si rifletterà in un ulteriore aumento dei tempi, e si troveranno a dover esprimere anche un parere di merito (fatto nuovo) e non solo di legittimità; gli stessi Tecnici Comunali si troveranno ancora più oberati per istruire la pratica; i progettisti dovranno presentare documentazioni corpose per le Soprintendenze, con la relazione ambientale completa; insomma un aggravio di tempi e costi che si rifletterà sul cliente finale ma anche sui liberi professionisti; altro che semplificazione!
Cosa avverrà? Succederà come già avviene nei Comuni: secondo normativa, un cittadino dovrebbe ritirare il permesso di costruire entro 60 gg. dal deposito; in caso di silenzio dovrebbe intenderlo bocciato; ma qui non siamo in Germania, e qualunque nuova regola per alleggerire e/o velocizzare la burocrazia non sortisce effetti; e così i Comuni, non riuscendo a rispettare i termini, poco prima della scadenza inviano lettera al richiedente per interromperli; di fatto ci vogliono da 3 a 12 mesi per ritirare un permesso, e anche di più specie se il progetto prevede i pareri accessori di vari Enti sovra comunali .
Con il deposito alle Soprintendenze regionali di tutte le pratiche, per quanto tempo in più cittadino e progettista dovranno attendere il loro permesso? Le sempre maggiori lungaggini e difficoltà stufano i cittadini che spesso rinunciano ed iniziano a rivolgersi ai mercati di Slovenia, Austria e Croazia : ecco ulteriori ostacoli per l’edilizia, in grande crisi, ma di fatto ancora uno dei pochi grandi volani concreti rimasti nel paesaggio, astratto e pericoloso, di un’economia virtuale mordi e fuggi che nessuno osa regolare.
Spero non saranno questi i risultati del federalismo….Mi stupisce il silenzio della Lega.
Il Cittadino chiede semplificazione: si deve quindi accelerare ed alleggerire l’iter delle pratiche burocratiche con occhio di favore al recupero edilizio; sarebbe bastato confermare le deleghe alle Commissioni comunali Integrate con la presenza di un Membro della Soprintendenza, perché tutto l’iter progettuale dovrebbe svolgersi (il famoso sportello unico tanto decantato e che mai veramente ha funzionato) nel Comune (le Soprintendenze continuerebbero con quanto già di competenza), e contemporaneamente far approntare ai Comuni, anche col supporto delle Soprintendenze, una puntuale analisi per individuare, entro le aree di tutela generica, gli elementi architettonici e/o le sottozone effettivamente meritevoli del vincolo paesaggistico; si sarebbero così alleggerite le pratiche per una quantità di edifici e sottozone (anche se ciò pare andar contro la filosofia stessa delle aree sottoposte a tutela ambientale) con benefici effetti sulla qualità e sui tempi: se invece dal 2009 inizierà il nuovo iter i Comuni non potranno più assumersi responsabilità sui tempi né sulla qualità.
Si deve annotare comunque che, nonostante la sussistenza da anni del vincolo paesaggistico su intere porzioni delle Città, i cittadini italiani hanno visto eretti fabbricati, anche recentissimi, speculativi e di bassissime qualità estetiche ed urbane; questi stessi fabbricati, per assurdo, risulteranno sottoposti a vincolo paesaggistico anche in caso di ulteriori pratiche. Allargando il discorso oltre il vincolo ambientale, attualmente per lo più i Comuni vincolano (anche se con gradi diversi di tutela) tutti i fabbricati “vecchi”, solo per l’età, con effetti di inutile appesantimento delle pratiche anche per gli immobili senza valore artistico/ambientale; manca la cultura, e ciò appare anche dal fatto che quasi nessun Comune ritiene di vincolare opere dei primi del novecento e, in qualche raro caso, anche posteriori, benché le qualità tipologiche estetiche e “storico/artistiche” lo richiederebbero: si sono demolite scale e bagni bellissimi dei primi del ‘900, temperoni di alto valore artistico, magnifiche moderne balaustre in ferro forgiato; quale danno alla Storia futura.
Le Regioni potrebbero anche ridare la delega ai Comuni: nel caso la norma prevede che le Regioni effettuino un controllo su “chi e come” esprimerà i pareri, ma non è chiaro come; comunque il nuovo parere espresso dalle Soprintendenze, o dai Comuni su nuova delega come credo si farà, è previsto dalla norma “di merito”, con conseguenze (teoriche) sul progetto assai più vincolanti dei giudizi di legittimità fino ad ora (teoricamente) espressi : cosa difficile e di enorme responsabilità e riflesso nei confronti dei cittadini nell’esercizio dei loro diritti e funzioni.
Per non nascondersi dietro un dito…, giova comunque ricordare che le vigenti Commissioni Comunali Integrate davano già, di fatto, un giudizio di merito quando bocciavano dei progetti con la notissima formula “…non si inserisce nel contesto ambientale…”; formula a volte abusata, quando non addirittura strumento di Potere, per affaticare l’iter a progetti meritevoli di professionisti concorrenti e/o di cittadini avversari politici.
Le Comunità dovrebbero ormai aver capito che non è con il numero di leggi che si riesce a garantire un controllo di qualità ed equo, ma che imperativo è trovare, e porre ai posti di controllo, uomini di cultura ed equi, e non servi dei Poteri: al momento certo il problema maggiore…
lunedì 20 ottobre 2008
Nuova rotatoria ipermercato a Vittorio Veneto
Preoccupa molto la posizione del nuovo supermercato Emisfero adiacente la nuova rotatoria, non solo quando dopo i primi mesi di novità si sarà normalizzato l’afflusso, ma specie in questi primi periodi; pochi parcheggi in superficie e quelli interrati non paiono sufficienti; la sua posizione con accesso ed uscita diretti in rotatoria preoccupano assai più; sabato si è presentata alle 18 ca. una scena inimmaginabile coda dalla caserma gotti e da oltre san giacomo con rotatoria intasata, parcheggi pieni e nuovo tratto di viabilità (per capirci la nuova bretella) zeppa di auto in sosta ambo i lati e di auto in manovra, chi cercava di entrare chi di uscire; coda con autocorriere ferme a strombazzare ed un paio di vigili urbani che si guardavano in giuro sconsolati; risultato quasi un quarto d’ora per attraversare la rotatoria e giungere a San giacomo. Appare evidente che la rotatoria è troppo piccola e che mentre si potrà lasciare l’entrata al nuovo Ipermercato sulla nuova bretella il traffico in uscita dovrà essere smaltito dalla bretella non verso la rotatoria ma verso almeno due punti di smaltimento; non si possono aver tolti i semafori con le nuove rotatorie e poi creare un tappo come questo!
giovedì 16 ottobre 2008
Persecuzioni dei Cristiani
Da tempo ormai in India, in particolare ma anche in altri paesi asiatici, sono sempre più frequenti atti di violenza contro le minoranze Cristiane, al punto di dover ammettere una vera e propria persecuzione in atto.
È certo che in India, paese delle caste rigidamente vincolate, il messaggio del Cristo portato tra la popolazione, che indica come tutti gli uomini siano uguali davanti a Dio e possano credere in un loro miglioramento, non può essere gradito a chi detiene e vuole conservare il potere nei vari strati della società indiana, e questo può spiegare il senso di odio ed il tentativo di ribellione, in costante aumento, verso la religione Cristiana ed i suoi proseliti; unitamente al fatto che preti suore e frati in India si sono soprattutto distinti per il loro contatto profondo ed umanitario con gli strati più sofferenti della popolazione; anche il fatto che per lo più gli atti violenti siano compiuti da minoranze terroristiche legate alla religione mussulmana può trovare una spiegazione e va inquadrato in un disegno politico-religioso ormai non tanto più oscuro di ribellione/riconquista dell’occidente infedele, guidato da quelli che sono i padroni indiscussi del petrolio, nel tentativo di fermare il loro ed il nostro mondo ancora ad un’età più suggestiva ma di tipo feudale: ci stanno riuscendo, complice l’inettitudine e la vuotezza etica di chi governa l’Europa, l’Occidente; forse solo la ripresa di un’autarchia energetica, sognata da quel grande statista e profeta di Benito Mussolini, liberandoci dall’egemonia del petrolio potrà rimettere a posto questo mondo impazzito.
Ma ciò che lascia di sasso è il silenzio complice dell’Europa, della Sinistra Europea ed Italiana, per anni compagna di governo di certi settori della Chiesa, che è sempre disposta a tollerare qualsiasi cosa ci venga imposta dai poteri e dai popoli con cui va a patti; mentre grida allo scandalo per ogni atto politico e di governo del Centrodestra, come sempre con la faziosità e disonestà intellettuale che l’accompagnano, tace in colpevole silenzio di fronte ai crimini compiuti da sinistre non europee e lascia che, nel 2008, suoi fratelli cristiani vengano martirizzati senza dar segno di dignità né di senso della giustizia.
È certo che in India, paese delle caste rigidamente vincolate, il messaggio del Cristo portato tra la popolazione, che indica come tutti gli uomini siano uguali davanti a Dio e possano credere in un loro miglioramento, non può essere gradito a chi detiene e vuole conservare il potere nei vari strati della società indiana, e questo può spiegare il senso di odio ed il tentativo di ribellione, in costante aumento, verso la religione Cristiana ed i suoi proseliti; unitamente al fatto che preti suore e frati in India si sono soprattutto distinti per il loro contatto profondo ed umanitario con gli strati più sofferenti della popolazione; anche il fatto che per lo più gli atti violenti siano compiuti da minoranze terroristiche legate alla religione mussulmana può trovare una spiegazione e va inquadrato in un disegno politico-religioso ormai non tanto più oscuro di ribellione/riconquista dell’occidente infedele, guidato da quelli che sono i padroni indiscussi del petrolio, nel tentativo di fermare il loro ed il nostro mondo ancora ad un’età più suggestiva ma di tipo feudale: ci stanno riuscendo, complice l’inettitudine e la vuotezza etica di chi governa l’Europa, l’Occidente; forse solo la ripresa di un’autarchia energetica, sognata da quel grande statista e profeta di Benito Mussolini, liberandoci dall’egemonia del petrolio potrà rimettere a posto questo mondo impazzito.
Ma ciò che lascia di sasso è il silenzio complice dell’Europa, della Sinistra Europea ed Italiana, per anni compagna di governo di certi settori della Chiesa, che è sempre disposta a tollerare qualsiasi cosa ci venga imposta dai poteri e dai popoli con cui va a patti; mentre grida allo scandalo per ogni atto politico e di governo del Centrodestra, come sempre con la faziosità e disonestà intellettuale che l’accompagnano, tace in colpevole silenzio di fronte ai crimini compiuti da sinistre non europee e lascia che, nel 2008, suoi fratelli cristiani vengano martirizzati senza dar segno di dignità né di senso della giustizia.
11 settembre, inizio dela caduta dell'impero ?
Quanto successo negli stati uniti con le banche, quanto sta accadendo per l’effetto rimbalzo in Europa, quanto accadrà in Italia per il panico chiede riflessioni.
Negli ultimi vent’anni le persone serie e competenti non sono state ascoltate; sono invece stati ascoltati i venditori di fumo, i falsi profeti del marketing arrembante, gli amici degli amici, i disonesti che ammannivano con false teorie gli sciocchi che vogliono sentirsi dire quello che loro pensano e non essere contraddetti. In questa società pervertita, in cui interesse personale, passioni, disonestà e limitatezza intellettuale hanno invaso il mondo, si è concretizzata la crisi di un modello di società fondata esclusivamente su principi economici e sulle basi di una cosiddetta scienza che ha mirato più alla sensazione che alla scoperta della verità e che ha valutato i risultati di ipotesi di lavoro senza tener conto di gravissime controindicazioni sociali, etiche ed ambientali. Politiche populiste e demagogiche ed un capitalismo arrembante hanno costruito una base sociale ottusa egoista e tesa al basso. La gravissima assenza della giustizia ha fatto il resto sulla psiche delle persone, creando mostri affamati di vendetta, gente inetta e vigliacca, poveri disgraziati schiavi delle droghe, del gioco, del bere, del lavoro, del sesso; ha eliminato o reso ininfluenti, sistematicamente, i cervelli, gli animi liberi, le menti generose, i cuori compassionevoli, le persone rette.
In questo momento di gravissima crisi o si fa davvero l’Europa, un’Europa unita non solo nella moneta, ma unita soprattutto nel comune sentire cristiano e nell’esercizio del diritto e della giustizia, oppure solo gli Stati più organizzati, più forti intellettualmente economicamente e patriotticamente, solo quelli sopravviveranno, ovviamente a scapito degli altri stati più deboli attraverso nuove forme di governo delle masse i cui embrioni sono già intuibili: è una legge della Natura e della Storia.
Quegli stati che non sono entrati nell’Europa danno a tutt’oggi alla loro gente la sensazione di una situazione assai migliore: sono più uniti, hanno il senso patriottico dello Stato, conservano fede e tradizioni più salde, hanno un’economia più sicura.
Per chi come noi è entrato in Europa la sensazione dell’esperimento fino ad ora attuato non è delle migliori: ad esempio scarsa protezione dei nostri prodotti e tentativi nazionalistici di contingentamento degli stessi da parte di altri stati.
La riflessione tematica è quindi: il disegno storico politico di un’Europa Unita che, fin dai tempi di Carlo Magno stiamo cercando di rendere realtà, è, alla luce di quanto accaduto e sta accadendo, un sogno ancora corretto? Lo scrivente fautore da sempre di una Grande Europa se lo domanda. Oppure la storia dei nostri padri, funestata da guerre, miserie economiche, ma ricca di idealità, valori umanitari condivisi, senso ed onore dell’appartenenza, fantasia e concretezza, giustizia e severa applicazione delle leggi, sensazione del progresso, ci fa pensare nuovamente ad un nuovo tempo di nazionalismi,? Oppure siamo alla vigilia di gravissimi stravolgimenti epocali da cui sorgerà, ahimè dopo ancora un bel po’ di oscurità, una nuova Era ?
Con la fine della seconda guerra mondiale sembrava (o forse ci è stato fatto credere..), e per un po’ lo è stato, che il mondo avesse finalmente trovato una pace fatta di lavoro benessere ed equilibrio etico-pragmatico.
Dopo un certo rallentamento, non preoccupante, sono invero ricominciati gli scontri di classe, la prepotenza del denaro su ogni valore; e si è rotto l’eden; poi la caduta dell’impero sovietico per primo; poi la progressivo ed accelerante disgregazione dei legami di causa ed effetto in economia, sociale, morale ed ambiente; ma non basta…
Certamente il catalizzatore finale, motore degli sconvolgimenti in odore è stato l’11 settembre con l’assalto terroristico alle Torri Gemelle ed il loro crollo: l’incapacità a prevederlo, nonostante gli apparati e le tecnologie all’avanguardia, e l’assoluta impotenza a difendersi al momento del Popolo Americano, dell’Apparato Militare più potente del Mondo hanno rotto un equilibrio e ridimensionato un mito; Le torri gemelle, gotha del potere economico mondiale, simbolo americano ed ebraico del potere, sono evidentemente state scelte non a caso.
Da quel momento sono emerse la vulnerabilità militare, sociale, organizzativa; con il tracollo bancario è emersa la vulnerabilità economica degli Stati Uniti attuali; è stata drammaticamente sondata, e resa di pubblico dominio, la reale capacità di reazione di chi governa l’informazione vantando scudi spaziali, missili puntati su varie capitali del mondo, potere bellico ed economico ma che si è trovato il fianco scoperto al momento della verità; sono state rese pubbliche le gravi carenze che caratterizzano cronicamente il funzionamento dei moderni stati democratici: disorganizzazione, inefficienza, inaffidabilità, menefreghismo, superficialità. Contemporaneamente sullo scenario del mondo si è mostrato il nuovo volto di un terrorismo feroce, subdolo, ma caratterizzato da grandissima intelligenza strategica (contro la pochezza imperante nell’occidente ricco), da impensabili capacità organizzative, da spaventosa efficienza, da immenso senso della fede fino al fanatismo ed al martirio. E da allora tutto è peggiorato fino alla crisi attuale.
L’Europa, in particolare l’Italia, vedono ora al pettine tutti i nodi procurati dal ’68 in poi: sindacalizzazione esasperata del mondo del lavoro; esagerazione di ammortizzatori sociali; trasformazione dell’apparato pubblico, sanità, trasporti, scuola in centri di collocamento lavorativo lottizzati politicamente senza meritocrazia; perdita del valore del titolo di studio come garanzia di preparazione e fuga dei cervelli; promozione del lavoro pubblico in antitesi con l’intraprendere privato; sindacalizzazione e lottizzazione della Giustizia, con riflessi tragici sulla sua efficienza percepibili dai Cittadini con la perdita del senso di sicurezza; opportunismo e mancanza di assunzione di responsabilità dei membri delle Istituzioni e di chi fa politica; importazione dai paesi emergenti senza controllo e immigrazione selvaggia.
L’invasione cui è soggetto il mondo occidentale, l’Europa, lo scenario mondiale fanno riflettere e tendono a ricreare nella memoria i fantasmi della Caduta dell’Impero Romano d’Occidente indicata formalmente nei libri di storia con la data del 476 d.C., ma iniziata ben prima con il sacco di Roma di Alarico e con l’Editto di Costantino.
Il pensiero è tutto per i nostri figli che, mai l’avremmo pensato, si ritroveranno, i meno fortunati già da adulti, a dover combattere quotidianamente in un mondo sempre più difficile (e speriamo non più bellicoso) e più povero, di giorno in giorno, senza esserne stati adeguatamente e progressivamente preparati, anzi condizionati da una scuola e da una società a vedere tutto semplice e tutto sempre come un gioco.
Ma i figli dei poveri che irrompono nelle nostre realtà sono ben più forti dei nostri…
Questo nuovo governo, per la prima volta da anni, ha messo insieme una serie di persone serie ed efficienti che avranno dunque un compito assolutamente gravoso da svolgere per tentare di rimettere in carreggiata la situazione; già hanno fatto vedere alcuni intereventi forti, impopolari ma di responsabilità; speriamo solo che la situazione economica e del lavoro non peggiori bruscamente perché la gente impaurita potrebbe nuovamente rivolgersi ai falsi profeti del tutto garantito. Speriamo che esistano ancora e resistano volontà coraggio ed unità degli Italiani: il Sud è prostrato come non mai ma serpeggia più forte che mai il senso di ribellione; il Nord, specie il Nordest, da locomotiva solo economica deve recuperare Valori e riprendersi il ruolo di traino politico e sociale del Paese; non c’è più spazio per divisioni e mediocrità, serietà e merito devono tornare a far parte della percezione del quotidiano.
Negli ultimi vent’anni le persone serie e competenti non sono state ascoltate; sono invece stati ascoltati i venditori di fumo, i falsi profeti del marketing arrembante, gli amici degli amici, i disonesti che ammannivano con false teorie gli sciocchi che vogliono sentirsi dire quello che loro pensano e non essere contraddetti. In questa società pervertita, in cui interesse personale, passioni, disonestà e limitatezza intellettuale hanno invaso il mondo, si è concretizzata la crisi di un modello di società fondata esclusivamente su principi economici e sulle basi di una cosiddetta scienza che ha mirato più alla sensazione che alla scoperta della verità e che ha valutato i risultati di ipotesi di lavoro senza tener conto di gravissime controindicazioni sociali, etiche ed ambientali. Politiche populiste e demagogiche ed un capitalismo arrembante hanno costruito una base sociale ottusa egoista e tesa al basso. La gravissima assenza della giustizia ha fatto il resto sulla psiche delle persone, creando mostri affamati di vendetta, gente inetta e vigliacca, poveri disgraziati schiavi delle droghe, del gioco, del bere, del lavoro, del sesso; ha eliminato o reso ininfluenti, sistematicamente, i cervelli, gli animi liberi, le menti generose, i cuori compassionevoli, le persone rette.
In questo momento di gravissima crisi o si fa davvero l’Europa, un’Europa unita non solo nella moneta, ma unita soprattutto nel comune sentire cristiano e nell’esercizio del diritto e della giustizia, oppure solo gli Stati più organizzati, più forti intellettualmente economicamente e patriotticamente, solo quelli sopravviveranno, ovviamente a scapito degli altri stati più deboli attraverso nuove forme di governo delle masse i cui embrioni sono già intuibili: è una legge della Natura e della Storia.
Quegli stati che non sono entrati nell’Europa danno a tutt’oggi alla loro gente la sensazione di una situazione assai migliore: sono più uniti, hanno il senso patriottico dello Stato, conservano fede e tradizioni più salde, hanno un’economia più sicura.
Per chi come noi è entrato in Europa la sensazione dell’esperimento fino ad ora attuato non è delle migliori: ad esempio scarsa protezione dei nostri prodotti e tentativi nazionalistici di contingentamento degli stessi da parte di altri stati.
La riflessione tematica è quindi: il disegno storico politico di un’Europa Unita che, fin dai tempi di Carlo Magno stiamo cercando di rendere realtà, è, alla luce di quanto accaduto e sta accadendo, un sogno ancora corretto? Lo scrivente fautore da sempre di una Grande Europa se lo domanda. Oppure la storia dei nostri padri, funestata da guerre, miserie economiche, ma ricca di idealità, valori umanitari condivisi, senso ed onore dell’appartenenza, fantasia e concretezza, giustizia e severa applicazione delle leggi, sensazione del progresso, ci fa pensare nuovamente ad un nuovo tempo di nazionalismi,? Oppure siamo alla vigilia di gravissimi stravolgimenti epocali da cui sorgerà, ahimè dopo ancora un bel po’ di oscurità, una nuova Era ?
Con la fine della seconda guerra mondiale sembrava (o forse ci è stato fatto credere..), e per un po’ lo è stato, che il mondo avesse finalmente trovato una pace fatta di lavoro benessere ed equilibrio etico-pragmatico.
Dopo un certo rallentamento, non preoccupante, sono invero ricominciati gli scontri di classe, la prepotenza del denaro su ogni valore; e si è rotto l’eden; poi la caduta dell’impero sovietico per primo; poi la progressivo ed accelerante disgregazione dei legami di causa ed effetto in economia, sociale, morale ed ambiente; ma non basta…
Certamente il catalizzatore finale, motore degli sconvolgimenti in odore è stato l’11 settembre con l’assalto terroristico alle Torri Gemelle ed il loro crollo: l’incapacità a prevederlo, nonostante gli apparati e le tecnologie all’avanguardia, e l’assoluta impotenza a difendersi al momento del Popolo Americano, dell’Apparato Militare più potente del Mondo hanno rotto un equilibrio e ridimensionato un mito; Le torri gemelle, gotha del potere economico mondiale, simbolo americano ed ebraico del potere, sono evidentemente state scelte non a caso.
Da quel momento sono emerse la vulnerabilità militare, sociale, organizzativa; con il tracollo bancario è emersa la vulnerabilità economica degli Stati Uniti attuali; è stata drammaticamente sondata, e resa di pubblico dominio, la reale capacità di reazione di chi governa l’informazione vantando scudi spaziali, missili puntati su varie capitali del mondo, potere bellico ed economico ma che si è trovato il fianco scoperto al momento della verità; sono state rese pubbliche le gravi carenze che caratterizzano cronicamente il funzionamento dei moderni stati democratici: disorganizzazione, inefficienza, inaffidabilità, menefreghismo, superficialità. Contemporaneamente sullo scenario del mondo si è mostrato il nuovo volto di un terrorismo feroce, subdolo, ma caratterizzato da grandissima intelligenza strategica (contro la pochezza imperante nell’occidente ricco), da impensabili capacità organizzative, da spaventosa efficienza, da immenso senso della fede fino al fanatismo ed al martirio. E da allora tutto è peggiorato fino alla crisi attuale.
L’Europa, in particolare l’Italia, vedono ora al pettine tutti i nodi procurati dal ’68 in poi: sindacalizzazione esasperata del mondo del lavoro; esagerazione di ammortizzatori sociali; trasformazione dell’apparato pubblico, sanità, trasporti, scuola in centri di collocamento lavorativo lottizzati politicamente senza meritocrazia; perdita del valore del titolo di studio come garanzia di preparazione e fuga dei cervelli; promozione del lavoro pubblico in antitesi con l’intraprendere privato; sindacalizzazione e lottizzazione della Giustizia, con riflessi tragici sulla sua efficienza percepibili dai Cittadini con la perdita del senso di sicurezza; opportunismo e mancanza di assunzione di responsabilità dei membri delle Istituzioni e di chi fa politica; importazione dai paesi emergenti senza controllo e immigrazione selvaggia.
L’invasione cui è soggetto il mondo occidentale, l’Europa, lo scenario mondiale fanno riflettere e tendono a ricreare nella memoria i fantasmi della Caduta dell’Impero Romano d’Occidente indicata formalmente nei libri di storia con la data del 476 d.C., ma iniziata ben prima con il sacco di Roma di Alarico e con l’Editto di Costantino.
Il pensiero è tutto per i nostri figli che, mai l’avremmo pensato, si ritroveranno, i meno fortunati già da adulti, a dover combattere quotidianamente in un mondo sempre più difficile (e speriamo non più bellicoso) e più povero, di giorno in giorno, senza esserne stati adeguatamente e progressivamente preparati, anzi condizionati da una scuola e da una società a vedere tutto semplice e tutto sempre come un gioco.
Ma i figli dei poveri che irrompono nelle nostre realtà sono ben più forti dei nostri…
Questo nuovo governo, per la prima volta da anni, ha messo insieme una serie di persone serie ed efficienti che avranno dunque un compito assolutamente gravoso da svolgere per tentare di rimettere in carreggiata la situazione; già hanno fatto vedere alcuni intereventi forti, impopolari ma di responsabilità; speriamo solo che la situazione economica e del lavoro non peggiori bruscamente perché la gente impaurita potrebbe nuovamente rivolgersi ai falsi profeti del tutto garantito. Speriamo che esistano ancora e resistano volontà coraggio ed unità degli Italiani: il Sud è prostrato come non mai ma serpeggia più forte che mai il senso di ribellione; il Nord, specie il Nordest, da locomotiva solo economica deve recuperare Valori e riprendersi il ruolo di traino politico e sociale del Paese; non c’è più spazio per divisioni e mediocrità, serietà e merito devono tornare a far parte della percezione del quotidiano.
giovedì 18 settembre 2008
Sinistra moralizzatrice
La sinistra ora tira fuori l’arma della moralizzazione.
Non mi pare proprio che questa nuova sinistra che deriva dal PCI e si è scrollata di dosso solo l’aspetto visibile più duro del Comunismo possa parlare di moralizzazione.
Moralità, dunque etica, non si intende nella civile convivenza solo come il fare atti osceni in luogo pubblico, fare la puttana o il ladro; moralità riferito alla politica sta a significare prima di tutto non piegare la verità ai propri interessi, non condizionare il pensiero della gente per usare il popolo a fini di potere e/o di interessi personali, ma vuole spesso dire fare ciò che è giusto anche se scomodo o impopolare
Non mi pare proprio che gli eredi, anche se un po’ annacquati, del 68 possano parlare di moralizzazione; loro che parlavano di amore libero e dissoluzione della famiglia, di ateismo e di religione della droga libera, al solo scopo di distruggere i più forti capisaldi della cultura sociale italiana; sono riusciti solo in parte ad eliminare quei valori che non gli permisero di farci annettere alla “madre Russia”.
Cosa c’era di morale nel fatto che personalità della sinistra fossero nel libro paga dell’ URSS ed operassero quotidianamente per farci divenire una delle repubbliche sovietiche ? Forse c’era qualcosa di morale nei picchetti delle fabbriche e delle università che bastonavano e bloccavano un padre di famiglia o uno studente che non la pensava come loro? Cosa c’era di morale nella occupazione della Scuola come mezzo per condizionare le menti dei giovani a quanto è bello il comunismo e crearne i suoi soldati? Cosa c’è stato di morale nel diploma garantito, nel 27 politico, nella lauree di gruppi di centinaia di persone che hanno creato masse di incapaci incolti ed hanno sortito l’effetto (studiato a tavolino) di annullare il valore del titolo di studio, al fine lavorativo, beffando le aspettative di tante semplici famiglie che hanno sacrificato per far laureare il proprio figlio con l’aspettativa di una sua vita economicamente migliore, costituendo nuove fasce di lavoratori da sindacalizzare e portare in piazza? Cosa c’era di morale nei medici scioperanti che lasciarono morire pazienti incolpevoli? Cosa c’era di morale negli operai che sabotavano il lavoro italiano? Cosa c’era di morale in quei pacifisti che muniti di spranghe, sanpietrini, tirapugni e molotov gridavano ed ammazzavano nostri lavoratori delle Forze dell’Ordine? Cosa c’era di morale in quei giovani per lo più di ricca famiglia che, lasciata al sicuro la Porsche, nelle manifestazioni rovesciavano ed incendiavano le utilitarie di lavoratori e le vetrine di piccoli negozianti? Cosa c’era di morale in quanti si definivano democratici e poi dicevano e facevano “ taci tu che sei fascista… e… uccidere un fascista non è reato” ? Cosa c’è di morale in quei prepotenti che vanno a disturbare un pochi di vecchi durante onoranze ai caduti? Cosa c’è di morale oggi in quei democratici sempre in cattedra unici detentori di verità e giustizia che offendono aspramente e demonizzano chiunque non la pensi come loro anche se legittimati dal voto popolare? Cosa c’è di morale in certa giustizia che diventa il braccio armato di una fazione politica? Cosa c’è di morale nel fallimento di una medicina democratica che ha illuso e poi abbandonato i malati mentali e le loro famiglie? Che cosa c’è di morale nel giustificare l’occupazione di case di povere famiglie italiane da parte di extracomunitari o nel dare maggior sostegno ai lavoratori extracomunitari per accaparrarsene le simpatie politiche, abbandonando la forza lavoro locale? Cosa c’è di morale in una tassazione che soffoca solo quella parte del popolo italiano costituita dai tanti piccoli imprenditori e quanti rischiano in proprio? Cosa c’è di morale nel non dare luogo a condanne esemplari nei confronti chi uccide, di chi scappa dopo un incidente, di chi stupra le donne, di chi soprattutto abusa dei bambini o alimenta il mercato della pedofilia?
Un capitalismo sfrenato che ha posto i soldi come unico fine della vita, ed un comunismo di bottega, sorto da una lotta fratricida e che non ha mai riconosciuto né abiurato i delitti compiti, che ha condizionato a pretendere ogni diritto senza riconoscere alcun dovere hanno rovinato l’Italia: hanno distrutto la scuola, il diritto, nella gente il senso di responsabilità e di colpa, ogni valore morale tradizionale, la famiglia, il senso dell’onestà e la religiosità; nei giovani il senso vero della vita, rendendoli pronti ad uccidere quando non sanno come passare il tempo o per soldi. Questo è un Paese in cui nessuno vuole più lavorare, tutti vogliono il titolo di studio senza fatica, un lavoro ricco, tanti soldi e soprattutto divertirsi, non fare figli, non prendersi più alcuna responsabilità, vivere solo il presente senza fede né speranza, senza più senso né voglia di futuro; e se succede qualcosa di grave negare sempre o scappare.
Certo bisogna moralizzare, ma certamente non si possono prendere lezioni da questi signori che sputano sentenze senza guardarsi indietro: si sono presentati come il baluardo contro il capitalismo, ma nei fatti hanno spartito insieme il Potere.
Chi ha mai difeso tutti quei cittadini né dipendenti pubblici, né dipendenti delle grandi aziende ? Per tale scandaloso comportamento oggi la maggior parte dei vecchi mestieri artigiani, che grande hanno fatto il nostro Paese nella Storia, sono già scomparsi.
Non mi pare proprio che questa nuova sinistra che deriva dal PCI e si è scrollata di dosso solo l’aspetto visibile più duro del Comunismo possa parlare di moralizzazione.
Moralità, dunque etica, non si intende nella civile convivenza solo come il fare atti osceni in luogo pubblico, fare la puttana o il ladro; moralità riferito alla politica sta a significare prima di tutto non piegare la verità ai propri interessi, non condizionare il pensiero della gente per usare il popolo a fini di potere e/o di interessi personali, ma vuole spesso dire fare ciò che è giusto anche se scomodo o impopolare
Non mi pare proprio che gli eredi, anche se un po’ annacquati, del 68 possano parlare di moralizzazione; loro che parlavano di amore libero e dissoluzione della famiglia, di ateismo e di religione della droga libera, al solo scopo di distruggere i più forti capisaldi della cultura sociale italiana; sono riusciti solo in parte ad eliminare quei valori che non gli permisero di farci annettere alla “madre Russia”.
Cosa c’era di morale nel fatto che personalità della sinistra fossero nel libro paga dell’ URSS ed operassero quotidianamente per farci divenire una delle repubbliche sovietiche ? Forse c’era qualcosa di morale nei picchetti delle fabbriche e delle università che bastonavano e bloccavano un padre di famiglia o uno studente che non la pensava come loro? Cosa c’era di morale nella occupazione della Scuola come mezzo per condizionare le menti dei giovani a quanto è bello il comunismo e crearne i suoi soldati? Cosa c’è stato di morale nel diploma garantito, nel 27 politico, nella lauree di gruppi di centinaia di persone che hanno creato masse di incapaci incolti ed hanno sortito l’effetto (studiato a tavolino) di annullare il valore del titolo di studio, al fine lavorativo, beffando le aspettative di tante semplici famiglie che hanno sacrificato per far laureare il proprio figlio con l’aspettativa di una sua vita economicamente migliore, costituendo nuove fasce di lavoratori da sindacalizzare e portare in piazza? Cosa c’era di morale nei medici scioperanti che lasciarono morire pazienti incolpevoli? Cosa c’era di morale negli operai che sabotavano il lavoro italiano? Cosa c’era di morale in quei pacifisti che muniti di spranghe, sanpietrini, tirapugni e molotov gridavano ed ammazzavano nostri lavoratori delle Forze dell’Ordine? Cosa c’era di morale in quei giovani per lo più di ricca famiglia che, lasciata al sicuro la Porsche, nelle manifestazioni rovesciavano ed incendiavano le utilitarie di lavoratori e le vetrine di piccoli negozianti? Cosa c’era di morale in quanti si definivano democratici e poi dicevano e facevano “ taci tu che sei fascista… e… uccidere un fascista non è reato” ? Cosa c’è di morale in quei prepotenti che vanno a disturbare un pochi di vecchi durante onoranze ai caduti? Cosa c’è di morale oggi in quei democratici sempre in cattedra unici detentori di verità e giustizia che offendono aspramente e demonizzano chiunque non la pensi come loro anche se legittimati dal voto popolare? Cosa c’è di morale in certa giustizia che diventa il braccio armato di una fazione politica? Cosa c’è di morale nel fallimento di una medicina democratica che ha illuso e poi abbandonato i malati mentali e le loro famiglie? Che cosa c’è di morale nel giustificare l’occupazione di case di povere famiglie italiane da parte di extracomunitari o nel dare maggior sostegno ai lavoratori extracomunitari per accaparrarsene le simpatie politiche, abbandonando la forza lavoro locale? Cosa c’è di morale in una tassazione che soffoca solo quella parte del popolo italiano costituita dai tanti piccoli imprenditori e quanti rischiano in proprio? Cosa c’è di morale nel non dare luogo a condanne esemplari nei confronti chi uccide, di chi scappa dopo un incidente, di chi stupra le donne, di chi soprattutto abusa dei bambini o alimenta il mercato della pedofilia?
Un capitalismo sfrenato che ha posto i soldi come unico fine della vita, ed un comunismo di bottega, sorto da una lotta fratricida e che non ha mai riconosciuto né abiurato i delitti compiti, che ha condizionato a pretendere ogni diritto senza riconoscere alcun dovere hanno rovinato l’Italia: hanno distrutto la scuola, il diritto, nella gente il senso di responsabilità e di colpa, ogni valore morale tradizionale, la famiglia, il senso dell’onestà e la religiosità; nei giovani il senso vero della vita, rendendoli pronti ad uccidere quando non sanno come passare il tempo o per soldi. Questo è un Paese in cui nessuno vuole più lavorare, tutti vogliono il titolo di studio senza fatica, un lavoro ricco, tanti soldi e soprattutto divertirsi, non fare figli, non prendersi più alcuna responsabilità, vivere solo il presente senza fede né speranza, senza più senso né voglia di futuro; e se succede qualcosa di grave negare sempre o scappare.
Certo bisogna moralizzare, ma certamente non si possono prendere lezioni da questi signori che sputano sentenze senza guardarsi indietro: si sono presentati come il baluardo contro il capitalismo, ma nei fatti hanno spartito insieme il Potere.
Chi ha mai difeso tutti quei cittadini né dipendenti pubblici, né dipendenti delle grandi aziende ? Per tale scandaloso comportamento oggi la maggior parte dei vecchi mestieri artigiani, che grande hanno fatto il nostro Paese nella Storia, sono già scomparsi.
Convegno del Senatore M. Castro di A.N a Vittorio Veneto
Certo il Professore portato al Convegno dal Senatore di AN Maurizio Castro ha fatto un’analisi precisa che ha aggiunto ai dati da tempo in possesso ai Vittoriesi l’elemento a sua detta contrastante del calo demografico, fermandosi a questa fase introduttiva senza dare soluzioni.
Dopo alcuni cittadini rappresentativi delle categorie lavorative il senatore M. Castro in un discorso di assai elevato lessico oratorio ha comunque dato un primo indicatore progettuale per la risoluzione del problema del recupero della Città indicando nella Città del Lusso e del Bello, anche architettonico, della scuola di alta qualità il nuovo ruolo della Città e ipotizzando nei 2 centri storici di Ceneda e Serravalle i nuovi poli di sviluppo economico e commerciale sia per il fallimento del Centro cittadino in tale ruolo sia per la sua impossibilità ad ospitare una nuova struttura commerciale di richiamo.
Nulla da eccepire sulla qualità della destinazione Vittoriese, sullo sognare in alto, sperando di trovare chi i sogni sarà in grado o vorrà realizzarli dato che il nostro libro dei sogni è particolarmente voluminoso…ma sul far sopportare tutta la spinta commerciale ai due centri storici qualche legittimo dubbio a chi si occupa da 30 anni di urbanistica e di politica cittadina sorge.
Tant’è che lo scrivente nel suo programma politico indicava un’alta qualità dell’architettura ed uno spinto sviluppo turistico e ricettivo propulso da grandi opere, come una seggiovia/cabinovia che vada ad unire l’area Borca, l’Italcementi, assunta a nuovo ruolo cittadino garantito da collegamento pedonale e con apposita navetta al Centro Città, con attività del tempo libero in comune di Fregona, ed un ipermercato a più piani posto in piazza medaglie d’oro o nell’attuale sede dell’ ATM, il tutto collegato alla viabilità predetta e tutt’uno nella nuova isola commerciale del centro commerciale ed amministrativo della Città, già esistente, ad iniziare da via Carducci (angolo con Visentin) e fino alla via posta a lato della piazza del popolo, in un tutt’uno con la piazza del Popolo in gran parte pedonalizzabile.
Le idee sono tante, il problema sta nel riuscire a sciogliere quei potentati che a voce applaudono al rinnovamento ma, dietro le quinte, frenano lo sviluppo cittadino solo per garantirsi intonso un mercato da una vera e propria concorrenza, manovra che ci sta portando all’esaurimento dei mercati stessi.
Complimenti comunque alla prima uscita di M. Castro, che ha avuto una grande presenza di pubblico, assortito tra tutte le tendenze politiche cittadine e la rappresentanza delle maggiori associazioni cittadine del lavoro e del sociale.
Sarà comunque dura costruire un PDL cittadino con una AN inesistente ed una Forza Italia da sempre poco organizzata e scarsamente presente (a parte l’impegno dell’amico con il camper) e con una Lega, invece assai organizzata ma, soprattutto, basata sulla forza della partecipazione di iscritti e rappresentati come militanti e volontari, e non come ospiti di qualche salotto bene.
Sarà comunque necessario costruire, anche da noi sempre indietro un po’ su tutto, una mentalità unitaria per un nuovo soggetto politico; pena la perdita della Città in favore di un centro sinistra agguerrito attento e soprattutto radicato nel Comune come già lasciano solo intravvedere i primi seri attacchi di questi giorni.
Dopo alcuni cittadini rappresentativi delle categorie lavorative il senatore M. Castro in un discorso di assai elevato lessico oratorio ha comunque dato un primo indicatore progettuale per la risoluzione del problema del recupero della Città indicando nella Città del Lusso e del Bello, anche architettonico, della scuola di alta qualità il nuovo ruolo della Città e ipotizzando nei 2 centri storici di Ceneda e Serravalle i nuovi poli di sviluppo economico e commerciale sia per il fallimento del Centro cittadino in tale ruolo sia per la sua impossibilità ad ospitare una nuova struttura commerciale di richiamo.
Nulla da eccepire sulla qualità della destinazione Vittoriese, sullo sognare in alto, sperando di trovare chi i sogni sarà in grado o vorrà realizzarli dato che il nostro libro dei sogni è particolarmente voluminoso…ma sul far sopportare tutta la spinta commerciale ai due centri storici qualche legittimo dubbio a chi si occupa da 30 anni di urbanistica e di politica cittadina sorge.
Tant’è che lo scrivente nel suo programma politico indicava un’alta qualità dell’architettura ed uno spinto sviluppo turistico e ricettivo propulso da grandi opere, come una seggiovia/cabinovia che vada ad unire l’area Borca, l’Italcementi, assunta a nuovo ruolo cittadino garantito da collegamento pedonale e con apposita navetta al Centro Città, con attività del tempo libero in comune di Fregona, ed un ipermercato a più piani posto in piazza medaglie d’oro o nell’attuale sede dell’ ATM, il tutto collegato alla viabilità predetta e tutt’uno nella nuova isola commerciale del centro commerciale ed amministrativo della Città, già esistente, ad iniziare da via Carducci (angolo con Visentin) e fino alla via posta a lato della piazza del popolo, in un tutt’uno con la piazza del Popolo in gran parte pedonalizzabile.
Le idee sono tante, il problema sta nel riuscire a sciogliere quei potentati che a voce applaudono al rinnovamento ma, dietro le quinte, frenano lo sviluppo cittadino solo per garantirsi intonso un mercato da una vera e propria concorrenza, manovra che ci sta portando all’esaurimento dei mercati stessi.
Complimenti comunque alla prima uscita di M. Castro, che ha avuto una grande presenza di pubblico, assortito tra tutte le tendenze politiche cittadine e la rappresentanza delle maggiori associazioni cittadine del lavoro e del sociale.
Sarà comunque dura costruire un PDL cittadino con una AN inesistente ed una Forza Italia da sempre poco organizzata e scarsamente presente (a parte l’impegno dell’amico con il camper) e con una Lega, invece assai organizzata ma, soprattutto, basata sulla forza della partecipazione di iscritti e rappresentati come militanti e volontari, e non come ospiti di qualche salotto bene.
Sarà comunque necessario costruire, anche da noi sempre indietro un po’ su tutto, una mentalità unitaria per un nuovo soggetto politico; pena la perdita della Città in favore di un centro sinistra agguerrito attento e soprattutto radicato nel Comune come già lasciano solo intravvedere i primi seri attacchi di questi giorni.
Gentilini commento su Avvenire
Il prosindaco Gentilini, se andiamo a sentire i Trevigiani, sarebbe ancora Sindaco eletto a furor di popolo; non spetta a me la sua difesa dato l’ampio stuolo di vassalli e valvassori che lo seguono, ma vorrei spendere due parole visto l’’attacco, non senza coloritura politica, che gli è giunto da Marina Corradi da Avvenire, quotidiano che lo scrivente legge ogni domenica con attenzione e piacere in una parrocchia marinara.
Certamente Gentilini usa un lessico popolano, ma per questo è amato dalla gente, certamente a mio parere ha una posizione eccessivamente severa ed intransigente con gli extracomunitari, ma mi pare che dare la colpa a lui dell’assassinio a Milano del giovane extracomunitario sia un atto di analisi superficiale dei fatti o di malafede politica.
Intanto non mi piace il fatto come oggi in presenza di criminalità dilagante si minimizzino i reati minori; certo un assassino va punito più severamente di chi ruba le frittelle, ma comunque anche quest’ultimo ha compiuto un reato, che per di più si cala su una popolazione vessata dalle tasse e problemi economici, che non trova giustizia nelle aule di giustizia per i continui piccoli soprusi fatti da chi è conscio che in questo clima vige ormai l’impunità per i delinquenti minori, da chi non ne può più di non poter lasciare aperte le finestre di casa né può starsene tranquillo a casa sua, di chi è continuamente oggetto di truffe, furti e soprusi anche piccoli.
Indubbiamente l’assenza di uno Stato che funzioni come un padre, buono giusto che da l’esempio ma anche severo quando deve, di istituzioni allo sfascio, di caduta verticale dei Valori, di decenni di politiche che hanno pensato a sfruttare l’Italia, di politiche di questi ultimi anni che appoggiano ora i cittadini italiani ora gli extracomunitari, a seconda degli interessi convenienti di parte, senza considerare che chi vive regolarmente, lavora, paga le tasse, si comporta bene ed accetta leggi costumi e tradizioni italiane ha ogni diritto ad essere comunque rispettato, ha condotto alla situazione attuale delle principali città italiane creando i presupposti per uno scontro.
Quindi siamo tutti seri ed onesti.
Certamente Gentilini usa un lessico popolano, ma per questo è amato dalla gente, certamente a mio parere ha una posizione eccessivamente severa ed intransigente con gli extracomunitari, ma mi pare che dare la colpa a lui dell’assassinio a Milano del giovane extracomunitario sia un atto di analisi superficiale dei fatti o di malafede politica.
Intanto non mi piace il fatto come oggi in presenza di criminalità dilagante si minimizzino i reati minori; certo un assassino va punito più severamente di chi ruba le frittelle, ma comunque anche quest’ultimo ha compiuto un reato, che per di più si cala su una popolazione vessata dalle tasse e problemi economici, che non trova giustizia nelle aule di giustizia per i continui piccoli soprusi fatti da chi è conscio che in questo clima vige ormai l’impunità per i delinquenti minori, da chi non ne può più di non poter lasciare aperte le finestre di casa né può starsene tranquillo a casa sua, di chi è continuamente oggetto di truffe, furti e soprusi anche piccoli.
Indubbiamente l’assenza di uno Stato che funzioni come un padre, buono giusto che da l’esempio ma anche severo quando deve, di istituzioni allo sfascio, di caduta verticale dei Valori, di decenni di politiche che hanno pensato a sfruttare l’Italia, di politiche di questi ultimi anni che appoggiano ora i cittadini italiani ora gli extracomunitari, a seconda degli interessi convenienti di parte, senza considerare che chi vive regolarmente, lavora, paga le tasse, si comporta bene ed accetta leggi costumi e tradizioni italiane ha ogni diritto ad essere comunque rispettato, ha condotto alla situazione attuale delle principali città italiane creando i presupposti per uno scontro.
Quindi siamo tutti seri ed onesti.
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