La sinistra ora tira fuori l’arma della moralizzazione.
Non mi pare proprio che questa nuova sinistra che deriva dal PCI e si è scrollata di dosso solo l’aspetto visibile più duro del Comunismo possa parlare di moralizzazione.
Moralità, dunque etica, non si intende nella civile convivenza solo come il fare atti osceni in luogo pubblico, fare la puttana o il ladro; moralità riferito alla politica sta a significare prima di tutto non piegare la verità ai propri interessi, non condizionare il pensiero della gente per usare il popolo a fini di potere e/o di interessi personali, ma vuole spesso dire fare ciò che è giusto anche se scomodo o impopolare
Non mi pare proprio che gli eredi, anche se un po’ annacquati, del 68 possano parlare di moralizzazione; loro che parlavano di amore libero e dissoluzione della famiglia, di ateismo e di religione della droga libera, al solo scopo di distruggere i più forti capisaldi della cultura sociale italiana; sono riusciti solo in parte ad eliminare quei valori che non gli permisero di farci annettere alla “madre Russia”.
Cosa c’era di morale nel fatto che personalità della sinistra fossero nel libro paga dell’ URSS ed operassero quotidianamente per farci divenire una delle repubbliche sovietiche ? Forse c’era qualcosa di morale nei picchetti delle fabbriche e delle università che bastonavano e bloccavano un padre di famiglia o uno studente che non la pensava come loro? Cosa c’era di morale nella occupazione della Scuola come mezzo per condizionare le menti dei giovani a quanto è bello il comunismo e crearne i suoi soldati? Cosa c’è stato di morale nel diploma garantito, nel 27 politico, nella lauree di gruppi di centinaia di persone che hanno creato masse di incapaci incolti ed hanno sortito l’effetto (studiato a tavolino) di annullare il valore del titolo di studio, al fine lavorativo, beffando le aspettative di tante semplici famiglie che hanno sacrificato per far laureare il proprio figlio con l’aspettativa di una sua vita economicamente migliore, costituendo nuove fasce di lavoratori da sindacalizzare e portare in piazza? Cosa c’era di morale nei medici scioperanti che lasciarono morire pazienti incolpevoli? Cosa c’era di morale negli operai che sabotavano il lavoro italiano? Cosa c’era di morale in quei pacifisti che muniti di spranghe, sanpietrini, tirapugni e molotov gridavano ed ammazzavano nostri lavoratori delle Forze dell’Ordine? Cosa c’era di morale in quei giovani per lo più di ricca famiglia che, lasciata al sicuro la Porsche, nelle manifestazioni rovesciavano ed incendiavano le utilitarie di lavoratori e le vetrine di piccoli negozianti? Cosa c’era di morale in quanti si definivano democratici e poi dicevano e facevano “ taci tu che sei fascista… e… uccidere un fascista non è reato” ? Cosa c’è di morale in quei prepotenti che vanno a disturbare un pochi di vecchi durante onoranze ai caduti? Cosa c’è di morale oggi in quei democratici sempre in cattedra unici detentori di verità e giustizia che offendono aspramente e demonizzano chiunque non la pensi come loro anche se legittimati dal voto popolare? Cosa c’è di morale in certa giustizia che diventa il braccio armato di una fazione politica? Cosa c’è di morale nel fallimento di una medicina democratica che ha illuso e poi abbandonato i malati mentali e le loro famiglie? Che cosa c’è di morale nel giustificare l’occupazione di case di povere famiglie italiane da parte di extracomunitari o nel dare maggior sostegno ai lavoratori extracomunitari per accaparrarsene le simpatie politiche, abbandonando la forza lavoro locale? Cosa c’è di morale in una tassazione che soffoca solo quella parte del popolo italiano costituita dai tanti piccoli imprenditori e quanti rischiano in proprio? Cosa c’è di morale nel non dare luogo a condanne esemplari nei confronti chi uccide, di chi scappa dopo un incidente, di chi stupra le donne, di chi soprattutto abusa dei bambini o alimenta il mercato della pedofilia?
Un capitalismo sfrenato che ha posto i soldi come unico fine della vita, ed un comunismo di bottega, sorto da una lotta fratricida e che non ha mai riconosciuto né abiurato i delitti compiti, che ha condizionato a pretendere ogni diritto senza riconoscere alcun dovere hanno rovinato l’Italia: hanno distrutto la scuola, il diritto, nella gente il senso di responsabilità e di colpa, ogni valore morale tradizionale, la famiglia, il senso dell’onestà e la religiosità; nei giovani il senso vero della vita, rendendoli pronti ad uccidere quando non sanno come passare il tempo o per soldi. Questo è un Paese in cui nessuno vuole più lavorare, tutti vogliono il titolo di studio senza fatica, un lavoro ricco, tanti soldi e soprattutto divertirsi, non fare figli, non prendersi più alcuna responsabilità, vivere solo il presente senza fede né speranza, senza più senso né voglia di futuro; e se succede qualcosa di grave negare sempre o scappare.
Certo bisogna moralizzare, ma certamente non si possono prendere lezioni da questi signori che sputano sentenze senza guardarsi indietro: si sono presentati come il baluardo contro il capitalismo, ma nei fatti hanno spartito insieme il Potere.
Chi ha mai difeso tutti quei cittadini né dipendenti pubblici, né dipendenti delle grandi aziende ? Per tale scandaloso comportamento oggi la maggior parte dei vecchi mestieri artigiani, che grande hanno fatto il nostro Paese nella Storia, sono già scomparsi.
giovedì 18 settembre 2008
Convegno del Senatore M. Castro di A.N a Vittorio Veneto
Certo il Professore portato al Convegno dal Senatore di AN Maurizio Castro ha fatto un’analisi precisa che ha aggiunto ai dati da tempo in possesso ai Vittoriesi l’elemento a sua detta contrastante del calo demografico, fermandosi a questa fase introduttiva senza dare soluzioni.
Dopo alcuni cittadini rappresentativi delle categorie lavorative il senatore M. Castro in un discorso di assai elevato lessico oratorio ha comunque dato un primo indicatore progettuale per la risoluzione del problema del recupero della Città indicando nella Città del Lusso e del Bello, anche architettonico, della scuola di alta qualità il nuovo ruolo della Città e ipotizzando nei 2 centri storici di Ceneda e Serravalle i nuovi poli di sviluppo economico e commerciale sia per il fallimento del Centro cittadino in tale ruolo sia per la sua impossibilità ad ospitare una nuova struttura commerciale di richiamo.
Nulla da eccepire sulla qualità della destinazione Vittoriese, sullo sognare in alto, sperando di trovare chi i sogni sarà in grado o vorrà realizzarli dato che il nostro libro dei sogni è particolarmente voluminoso…ma sul far sopportare tutta la spinta commerciale ai due centri storici qualche legittimo dubbio a chi si occupa da 30 anni di urbanistica e di politica cittadina sorge.
Tant’è che lo scrivente nel suo programma politico indicava un’alta qualità dell’architettura ed uno spinto sviluppo turistico e ricettivo propulso da grandi opere, come una seggiovia/cabinovia che vada ad unire l’area Borca, l’Italcementi, assunta a nuovo ruolo cittadino garantito da collegamento pedonale e con apposita navetta al Centro Città, con attività del tempo libero in comune di Fregona, ed un ipermercato a più piani posto in piazza medaglie d’oro o nell’attuale sede dell’ ATM, il tutto collegato alla viabilità predetta e tutt’uno nella nuova isola commerciale del centro commerciale ed amministrativo della Città, già esistente, ad iniziare da via Carducci (angolo con Visentin) e fino alla via posta a lato della piazza del popolo, in un tutt’uno con la piazza del Popolo in gran parte pedonalizzabile.
Le idee sono tante, il problema sta nel riuscire a sciogliere quei potentati che a voce applaudono al rinnovamento ma, dietro le quinte, frenano lo sviluppo cittadino solo per garantirsi intonso un mercato da una vera e propria concorrenza, manovra che ci sta portando all’esaurimento dei mercati stessi.
Complimenti comunque alla prima uscita di M. Castro, che ha avuto una grande presenza di pubblico, assortito tra tutte le tendenze politiche cittadine e la rappresentanza delle maggiori associazioni cittadine del lavoro e del sociale.
Sarà comunque dura costruire un PDL cittadino con una AN inesistente ed una Forza Italia da sempre poco organizzata e scarsamente presente (a parte l’impegno dell’amico con il camper) e con una Lega, invece assai organizzata ma, soprattutto, basata sulla forza della partecipazione di iscritti e rappresentati come militanti e volontari, e non come ospiti di qualche salotto bene.
Sarà comunque necessario costruire, anche da noi sempre indietro un po’ su tutto, una mentalità unitaria per un nuovo soggetto politico; pena la perdita della Città in favore di un centro sinistra agguerrito attento e soprattutto radicato nel Comune come già lasciano solo intravvedere i primi seri attacchi di questi giorni.
Dopo alcuni cittadini rappresentativi delle categorie lavorative il senatore M. Castro in un discorso di assai elevato lessico oratorio ha comunque dato un primo indicatore progettuale per la risoluzione del problema del recupero della Città indicando nella Città del Lusso e del Bello, anche architettonico, della scuola di alta qualità il nuovo ruolo della Città e ipotizzando nei 2 centri storici di Ceneda e Serravalle i nuovi poli di sviluppo economico e commerciale sia per il fallimento del Centro cittadino in tale ruolo sia per la sua impossibilità ad ospitare una nuova struttura commerciale di richiamo.
Nulla da eccepire sulla qualità della destinazione Vittoriese, sullo sognare in alto, sperando di trovare chi i sogni sarà in grado o vorrà realizzarli dato che il nostro libro dei sogni è particolarmente voluminoso…ma sul far sopportare tutta la spinta commerciale ai due centri storici qualche legittimo dubbio a chi si occupa da 30 anni di urbanistica e di politica cittadina sorge.
Tant’è che lo scrivente nel suo programma politico indicava un’alta qualità dell’architettura ed uno spinto sviluppo turistico e ricettivo propulso da grandi opere, come una seggiovia/cabinovia che vada ad unire l’area Borca, l’Italcementi, assunta a nuovo ruolo cittadino garantito da collegamento pedonale e con apposita navetta al Centro Città, con attività del tempo libero in comune di Fregona, ed un ipermercato a più piani posto in piazza medaglie d’oro o nell’attuale sede dell’ ATM, il tutto collegato alla viabilità predetta e tutt’uno nella nuova isola commerciale del centro commerciale ed amministrativo della Città, già esistente, ad iniziare da via Carducci (angolo con Visentin) e fino alla via posta a lato della piazza del popolo, in un tutt’uno con la piazza del Popolo in gran parte pedonalizzabile.
Le idee sono tante, il problema sta nel riuscire a sciogliere quei potentati che a voce applaudono al rinnovamento ma, dietro le quinte, frenano lo sviluppo cittadino solo per garantirsi intonso un mercato da una vera e propria concorrenza, manovra che ci sta portando all’esaurimento dei mercati stessi.
Complimenti comunque alla prima uscita di M. Castro, che ha avuto una grande presenza di pubblico, assortito tra tutte le tendenze politiche cittadine e la rappresentanza delle maggiori associazioni cittadine del lavoro e del sociale.
Sarà comunque dura costruire un PDL cittadino con una AN inesistente ed una Forza Italia da sempre poco organizzata e scarsamente presente (a parte l’impegno dell’amico con il camper) e con una Lega, invece assai organizzata ma, soprattutto, basata sulla forza della partecipazione di iscritti e rappresentati come militanti e volontari, e non come ospiti di qualche salotto bene.
Sarà comunque necessario costruire, anche da noi sempre indietro un po’ su tutto, una mentalità unitaria per un nuovo soggetto politico; pena la perdita della Città in favore di un centro sinistra agguerrito attento e soprattutto radicato nel Comune come già lasciano solo intravvedere i primi seri attacchi di questi giorni.
Gentilini commento su Avvenire
Il prosindaco Gentilini, se andiamo a sentire i Trevigiani, sarebbe ancora Sindaco eletto a furor di popolo; non spetta a me la sua difesa dato l’ampio stuolo di vassalli e valvassori che lo seguono, ma vorrei spendere due parole visto l’’attacco, non senza coloritura politica, che gli è giunto da Marina Corradi da Avvenire, quotidiano che lo scrivente legge ogni domenica con attenzione e piacere in una parrocchia marinara.
Certamente Gentilini usa un lessico popolano, ma per questo è amato dalla gente, certamente a mio parere ha una posizione eccessivamente severa ed intransigente con gli extracomunitari, ma mi pare che dare la colpa a lui dell’assassinio a Milano del giovane extracomunitario sia un atto di analisi superficiale dei fatti o di malafede politica.
Intanto non mi piace il fatto come oggi in presenza di criminalità dilagante si minimizzino i reati minori; certo un assassino va punito più severamente di chi ruba le frittelle, ma comunque anche quest’ultimo ha compiuto un reato, che per di più si cala su una popolazione vessata dalle tasse e problemi economici, che non trova giustizia nelle aule di giustizia per i continui piccoli soprusi fatti da chi è conscio che in questo clima vige ormai l’impunità per i delinquenti minori, da chi non ne può più di non poter lasciare aperte le finestre di casa né può starsene tranquillo a casa sua, di chi è continuamente oggetto di truffe, furti e soprusi anche piccoli.
Indubbiamente l’assenza di uno Stato che funzioni come un padre, buono giusto che da l’esempio ma anche severo quando deve, di istituzioni allo sfascio, di caduta verticale dei Valori, di decenni di politiche che hanno pensato a sfruttare l’Italia, di politiche di questi ultimi anni che appoggiano ora i cittadini italiani ora gli extracomunitari, a seconda degli interessi convenienti di parte, senza considerare che chi vive regolarmente, lavora, paga le tasse, si comporta bene ed accetta leggi costumi e tradizioni italiane ha ogni diritto ad essere comunque rispettato, ha condotto alla situazione attuale delle principali città italiane creando i presupposti per uno scontro.
Quindi siamo tutti seri ed onesti.
Certamente Gentilini usa un lessico popolano, ma per questo è amato dalla gente, certamente a mio parere ha una posizione eccessivamente severa ed intransigente con gli extracomunitari, ma mi pare che dare la colpa a lui dell’assassinio a Milano del giovane extracomunitario sia un atto di analisi superficiale dei fatti o di malafede politica.
Intanto non mi piace il fatto come oggi in presenza di criminalità dilagante si minimizzino i reati minori; certo un assassino va punito più severamente di chi ruba le frittelle, ma comunque anche quest’ultimo ha compiuto un reato, che per di più si cala su una popolazione vessata dalle tasse e problemi economici, che non trova giustizia nelle aule di giustizia per i continui piccoli soprusi fatti da chi è conscio che in questo clima vige ormai l’impunità per i delinquenti minori, da chi non ne può più di non poter lasciare aperte le finestre di casa né può starsene tranquillo a casa sua, di chi è continuamente oggetto di truffe, furti e soprusi anche piccoli.
Indubbiamente l’assenza di uno Stato che funzioni come un padre, buono giusto che da l’esempio ma anche severo quando deve, di istituzioni allo sfascio, di caduta verticale dei Valori, di decenni di politiche che hanno pensato a sfruttare l’Italia, di politiche di questi ultimi anni che appoggiano ora i cittadini italiani ora gli extracomunitari, a seconda degli interessi convenienti di parte, senza considerare che chi vive regolarmente, lavora, paga le tasse, si comporta bene ed accetta leggi costumi e tradizioni italiane ha ogni diritto ad essere comunque rispettato, ha condotto alla situazione attuale delle principali città italiane creando i presupposti per uno scontro.
Quindi siamo tutti seri ed onesti.
Flagelliamoci sempre
Qualche giorno fa, facendo sperare, Alemanno e la Russa si sono esposti difendendo l’onore della Repubblica Sociale ! Subito la doccia fredda con la controreplica di Fini sul Fascismo male assoluto e leggi razziali.
Mio padre fu volontario della Repubblica Sociale nella Decima Mas, battaglione Barbarigo a neanche 17 anni. Dopo il combattimenti di Anzio e Nettuno fu preso prigioniero e trasferito al carcere di Padova; si salvò da quei partigiani che andavano a prelevare “macelleria” solo perché irriconoscibile per gli effetti del lanciafiamme.
Tornato a casa fu tra gli organizzatori del recupero dei morti gettati nella foiba del bus de la lum in Cansiglio ed in altri anfratti carsici e dei corpi di altri infelici trucidati in vari modi nei paesi circostanti; nonostante gli orrori che gli sentii descrivere non si volse mai all’odio, operò solo per cercare di ridare dignità ai caduti ed a quanti, continuamente infangati e violentati dalla storia fatta dai vincitori, avevano tentato di salvare l’Onore dell’Italia.
Sebbene ancora ragazzo, percepivo la sua infelicità e rabbia per l’ingiustizie e le persecuzioni continuate per anni, le ipocrisie degli aggregati al carro dei vincitori, le false testimonianze dei mandanti e degli esecutori delle “epurazioni”; mai però percepii in lui cattiveria, quell’odio insano disumano e bestiale che deve aver condotto la mano di chi rastrellò torturò ed assassinò semplici cittadini di ogni età per puro gusto della violenza, per vendette personali, di chi gettò viva nella foiba una giovane donna incinta dopo averla violentata, di chi sgignazzava sparando ad uno dei due prigionieri, con le mani legate dal reticolato, fatti camminare sul tronco dell’albero in bilico sulla voragine in modo che il ferito trascinasse giù vivo il suo sfortunato compagno di sventura, il quale sicuramente avrà pregato di esser lui il fortunato a ricevere il colpo fatale. Quando mio padre descriveva i corpi dilaniati, i segni delle tremende torture con tanti maschi persino evirati prima di essere gettati nel baratro, mai sentii odio verso quei disgraziati autori materiali di tali tremende azioni che descriveva come pazzoidi e comuni delinquenti, ma percepii la sua rabbia per chi volle lasciare libera la furia degli istinti più bassi, e la grande tristezza per la drammaticità di quei tempi che pesano ancora sulle coscienze e sulla vita civile e politica italiana .
Sentii comunque viva la sua speranza nella Storia nei confronti dei subdoli mandanti, di quanti lasciarono che si compiessero tali e tanti misfatti; solo da poco se ne osa parlare da parte dei perdenti, talmente quel Periodo del Terrore li bloccò per generazioni; le prime voci credute di denuncia ci sono venute da onesti partigiani, da oppositori del regime fascista che dovettero tollerare tali eccidi, ma che non li condivisero e da qualche tempo hanno contribuito efficacemente, insieme alle confessioni in punto di morte di qualche esecutore, a far luce su quanto successe per riscrivere la Storia di Tutti gli Italiani.
Posso dunque capire che da parte di certi personaggi, correi di tali efferatezze, si cerchi pervicacemente di occultare i fatti; che in certi partiti permanga la chiara volontà di richiudere la porta alla Storia per non perdere il benefit strumentale, cui ricorrevano per mantenersi al potere, che da tempo non regge di fronte alle sfide che il Paese deve affrontare.
Non riesco invece a capire in quale strategia politica si collochi la continua autodenuncia di Fini, pur considerando che parla del Fascismo e non di Mussolini; né regge l’ipotesi di un gioco di squadra con i suoi colonnelli; come Berlusconi abbia per primo descritto il Comunismo, meraviglia solo per il rumore del silenzio di una destra che, per decenni, si è servita di anticomunisti e fans del Duce per raggiungere il potere; chi dunque ama flagellarsi, continui pure a farlo ma, per amore di giustizia e… della Storia, cominci anche a dire anche la verità sulle stragi dei Comunisti nostri e stranieri, di ebrei e non di Stalin e di tanti altri emeriti compagni, sulla bombe di Hiroscima e Nagasaki; per i Più il non farlo è ormai più dannoso che farlo.
Questo povero paese sta crollando di giorno in giorno: per ricostruirlo è d’obbligo non più rinfocolare gli odi, ma è anche necessario “aprire alla verità” senza scontri, riconoscere istituzionalmente l’onore e la dignità dei morti di ogni colore: tutti i nostri fratelli, che si sono uccisi tra di loro, ci chiedono da tempo un atto di intelligenza e di pietas solo dal quale solo può nascere la riappacificazione degli Italiani, unico possibile punto di partenza per la rinascita di una Nuova Politica seria matura e responsabile. Se invece siamo destinati al tracollo, continuiamo pure con Brenno; ma se lui incuteva paura, quanti dei vinti difendevano o non contrastavano il suo dire suscitavano ben altri sentimenti.
Mio padre fu volontario della Repubblica Sociale nella Decima Mas, battaglione Barbarigo a neanche 17 anni. Dopo il combattimenti di Anzio e Nettuno fu preso prigioniero e trasferito al carcere di Padova; si salvò da quei partigiani che andavano a prelevare “macelleria” solo perché irriconoscibile per gli effetti del lanciafiamme.
Tornato a casa fu tra gli organizzatori del recupero dei morti gettati nella foiba del bus de la lum in Cansiglio ed in altri anfratti carsici e dei corpi di altri infelici trucidati in vari modi nei paesi circostanti; nonostante gli orrori che gli sentii descrivere non si volse mai all’odio, operò solo per cercare di ridare dignità ai caduti ed a quanti, continuamente infangati e violentati dalla storia fatta dai vincitori, avevano tentato di salvare l’Onore dell’Italia.
Sebbene ancora ragazzo, percepivo la sua infelicità e rabbia per l’ingiustizie e le persecuzioni continuate per anni, le ipocrisie degli aggregati al carro dei vincitori, le false testimonianze dei mandanti e degli esecutori delle “epurazioni”; mai però percepii in lui cattiveria, quell’odio insano disumano e bestiale che deve aver condotto la mano di chi rastrellò torturò ed assassinò semplici cittadini di ogni età per puro gusto della violenza, per vendette personali, di chi gettò viva nella foiba una giovane donna incinta dopo averla violentata, di chi sgignazzava sparando ad uno dei due prigionieri, con le mani legate dal reticolato, fatti camminare sul tronco dell’albero in bilico sulla voragine in modo che il ferito trascinasse giù vivo il suo sfortunato compagno di sventura, il quale sicuramente avrà pregato di esser lui il fortunato a ricevere il colpo fatale. Quando mio padre descriveva i corpi dilaniati, i segni delle tremende torture con tanti maschi persino evirati prima di essere gettati nel baratro, mai sentii odio verso quei disgraziati autori materiali di tali tremende azioni che descriveva come pazzoidi e comuni delinquenti, ma percepii la sua rabbia per chi volle lasciare libera la furia degli istinti più bassi, e la grande tristezza per la drammaticità di quei tempi che pesano ancora sulle coscienze e sulla vita civile e politica italiana .
Sentii comunque viva la sua speranza nella Storia nei confronti dei subdoli mandanti, di quanti lasciarono che si compiessero tali e tanti misfatti; solo da poco se ne osa parlare da parte dei perdenti, talmente quel Periodo del Terrore li bloccò per generazioni; le prime voci credute di denuncia ci sono venute da onesti partigiani, da oppositori del regime fascista che dovettero tollerare tali eccidi, ma che non li condivisero e da qualche tempo hanno contribuito efficacemente, insieme alle confessioni in punto di morte di qualche esecutore, a far luce su quanto successe per riscrivere la Storia di Tutti gli Italiani.
Posso dunque capire che da parte di certi personaggi, correi di tali efferatezze, si cerchi pervicacemente di occultare i fatti; che in certi partiti permanga la chiara volontà di richiudere la porta alla Storia per non perdere il benefit strumentale, cui ricorrevano per mantenersi al potere, che da tempo non regge di fronte alle sfide che il Paese deve affrontare.
Non riesco invece a capire in quale strategia politica si collochi la continua autodenuncia di Fini, pur considerando che parla del Fascismo e non di Mussolini; né regge l’ipotesi di un gioco di squadra con i suoi colonnelli; come Berlusconi abbia per primo descritto il Comunismo, meraviglia solo per il rumore del silenzio di una destra che, per decenni, si è servita di anticomunisti e fans del Duce per raggiungere il potere; chi dunque ama flagellarsi, continui pure a farlo ma, per amore di giustizia e… della Storia, cominci anche a dire anche la verità sulle stragi dei Comunisti nostri e stranieri, di ebrei e non di Stalin e di tanti altri emeriti compagni, sulla bombe di Hiroscima e Nagasaki; per i Più il non farlo è ormai più dannoso che farlo.
Questo povero paese sta crollando di giorno in giorno: per ricostruirlo è d’obbligo non più rinfocolare gli odi, ma è anche necessario “aprire alla verità” senza scontri, riconoscere istituzionalmente l’onore e la dignità dei morti di ogni colore: tutti i nostri fratelli, che si sono uccisi tra di loro, ci chiedono da tempo un atto di intelligenza e di pietas solo dal quale solo può nascere la riappacificazione degli Italiani, unico possibile punto di partenza per la rinascita di una Nuova Politica seria matura e responsabile. Se invece siamo destinati al tracollo, continuiamo pure con Brenno; ma se lui incuteva paura, quanti dei vinti difendevano o non contrastavano il suo dire suscitavano ben altri sentimenti.
giovedì 31 luglio 2008
La guerra di ogni giorno
Da circa 40 anni, ogni anno peggio, siamo tutti in guerra contro tutto e tutti.
Non comprendiamo in questo momento le guerre vere, che continuano ad insanguinare varie parti del mondo, ma parliamo della nostra attualità "pacifica" di ogni giorno.
Ogni giorno una lotta per difendere i propri prodotti con l’estero, per le immondizie e l’inquinamento, per la sopravvivenza energetica, per il posto di lavoro, per finire il mese, per riuscire ad incassare quanto ci è dovuto, per riuscire a concludere i nostri legittimi progetti nonostante la defatigante burocrazia crescente, una lotta quotidiana per la propria salute, per difendere diritti e valori veri quotidianamente calpestati, per difendere i nostri figli da diseducazione e lavaggio del cervello istituzionalizzati e ammanniti anche attraverso il divertimento e la TV !
E tutto ciò secondo nuove forme di violenza, non più guerre e sangue, non più qualche salutare ceffone o compito in più da svolgere, non più richiami sul lavoro o perdita del posto, non più confronti fisici, non più dimostrazioni di coraggio o di eroismo, non più momenti di solidarietà nella tragedia.
Oggi ti devi confrontare con le multe, le sanzioni amministrative e penali, con chi non paga il tuo lavoro e ti ride in faccia, con chi ti obbliga a licenziarti senza che di fatto ci sia più nessuno a difenderti quando sei inserito in piccole aziende, con chi ci mette 1.5 anni per farti un semplicissimo computo degli oneri dopo che tutte le carte gliele hai fornite Tu, con medici che ti obbligano a curare tuo figlio (anche se non hai fiducia in tante teste di cazzo che oggi hanno preso una laurea) altrimenti riescono a farti togliere la patria potestà; oggi lotti dando tutta la tua misera pensione alla famiglia di tua figlia che non ce la fa ad arrivare alla seconda settimana continuando sacrifici su sacrifici fino al giorno della tua morte, per ottenere da Stato, Regioni, Province, Comuni ed enti pubblici una carta che ti serve per un motivo necessario ed impellente e che regolarmente ti danno dopo immani contrasti e fatiche quando non ti abbisogna più perché ti sono scaduti i termini, una lotta contro una galera che ti possono dare per aver fatto un progetto non del tutto esatto in zona di beni ambientali mentre i delinquenti veri escono dai carcere per decorrenza dei termini condoni sanatorie varie e tanta comprensione; una lotta dall’asilo in su (senza speranza) per cercare di far rimanere tuo figlio come gli hai insegnato ad essere fin da piccolo mentre una scuola impreparata e politicizzata cerca di farne un adepto obbediente da mettere in fila, per difendere le tue proprietà da una delinquenza sempre più incalzante e violenta.
E tutto nella frenetica corsa odierna per…finire, più presto e depresso, dentro la tua cassetta di legno personalizzata.
Non comprendiamo in questo momento le guerre vere, che continuano ad insanguinare varie parti del mondo, ma parliamo della nostra attualità "pacifica" di ogni giorno.
Ogni giorno una lotta per difendere i propri prodotti con l’estero, per le immondizie e l’inquinamento, per la sopravvivenza energetica, per il posto di lavoro, per finire il mese, per riuscire ad incassare quanto ci è dovuto, per riuscire a concludere i nostri legittimi progetti nonostante la defatigante burocrazia crescente, una lotta quotidiana per la propria salute, per difendere diritti e valori veri quotidianamente calpestati, per difendere i nostri figli da diseducazione e lavaggio del cervello istituzionalizzati e ammanniti anche attraverso il divertimento e la TV !
E tutto ciò secondo nuove forme di violenza, non più guerre e sangue, non più qualche salutare ceffone o compito in più da svolgere, non più richiami sul lavoro o perdita del posto, non più confronti fisici, non più dimostrazioni di coraggio o di eroismo, non più momenti di solidarietà nella tragedia.
Oggi ti devi confrontare con le multe, le sanzioni amministrative e penali, con chi non paga il tuo lavoro e ti ride in faccia, con chi ti obbliga a licenziarti senza che di fatto ci sia più nessuno a difenderti quando sei inserito in piccole aziende, con chi ci mette 1.5 anni per farti un semplicissimo computo degli oneri dopo che tutte le carte gliele hai fornite Tu, con medici che ti obbligano a curare tuo figlio (anche se non hai fiducia in tante teste di cazzo che oggi hanno preso una laurea) altrimenti riescono a farti togliere la patria potestà; oggi lotti dando tutta la tua misera pensione alla famiglia di tua figlia che non ce la fa ad arrivare alla seconda settimana continuando sacrifici su sacrifici fino al giorno della tua morte, per ottenere da Stato, Regioni, Province, Comuni ed enti pubblici una carta che ti serve per un motivo necessario ed impellente e che regolarmente ti danno dopo immani contrasti e fatiche quando non ti abbisogna più perché ti sono scaduti i termini, una lotta contro una galera che ti possono dare per aver fatto un progetto non del tutto esatto in zona di beni ambientali mentre i delinquenti veri escono dai carcere per decorrenza dei termini condoni sanatorie varie e tanta comprensione; una lotta dall’asilo in su (senza speranza) per cercare di far rimanere tuo figlio come gli hai insegnato ad essere fin da piccolo mentre una scuola impreparata e politicizzata cerca di farne un adepto obbediente da mettere in fila, per difendere le tue proprietà da una delinquenza sempre più incalzante e violenta.
E tutto nella frenetica corsa odierna per…finire, più presto e depresso, dentro la tua cassetta di legno personalizzata.
Il Sindaco per Vittorio Veneto
Mentre la Politica “in alto” si è recentemente drammaticamente resa conto del fatto che la gente chiede serietà impegno efficienza e lotta agli sprechi, leggendo in questi giorni la diatriba da poco iniziata sul Sindaco, a chi spetta esigerlo o no, è manifesto perché Vittorio stia diventando un Pensionato.
Il momento mondiale, quello europeo, quello nazionale, sono assai seri dal punto di vista economico, ambientale, culturale ma soprattutto etico; qui a Vittorio Veneto quest’aria non è ancora arrivata: che sia perché quelli in pianura per un verso e quelli sulle vette spaziano con lo sguardo e con la mente, mentre nelle conche delle valli pare abbiamo minore visuale ? La diatriba di inizio è di quelle straviste dai cittadini ormai distaccati, sterile se non pericolosa; magari fosse un gioco concordato per il risultato!
Pare ovvio che i risultati elettorali già conseguiti diano un diritto di precedenza in un sistema democratico, ma altrettanto che tale prerequisito debba poi cedere il passo nel caso di intervenuta presenza di candidati dai più condivisi. Credo sia ora di costruire seriamente ed in tempi rapidi un PDL concretamente esistente ed operante sul territorio (ma gli interventi sui giornali paiono non confermare tale comprensione né tale volontà); l’operatività della Lega, che si può discutere, è comunque una concreta realtà operativa da due tornate ammnistrative; tra siffatte due operatività si dovrebbe aprire un confronto, distinto da forte e cameratesco spirito di competizione verso l’alto, per fare emergere “maieuticamente” quel candidato che riesca a raccogliere la valutazione ed il rispetto anche tra le file dell’opposizione; nell’entusiasmo della corsa non si può dimenticare, almeno chi crede ed opera (nonostante tutto…) per una politica con la P maiuscola, che è grave errore lasciare spazio ad operazioni personalistiche o di fazione visti i tempi ed i “numeri” delle ultime politiche.
L’innovativo spirito costruttivo di centrodestra, che ha già dato i suoi frutti visibili sulla città, nonostante molteplici cadute politiche non solo di stile, deve non solo continuare ma soprattutto concretizzarsi finalmente in quegli interventi essenziali, non più solo dell’ordinario, che decreteranno o no il futuro di questa Città, per i nostri giovani, perche non siano più costretti ad andarsene a cercare lavoro altrove e per non dover più vivere solo di memorie: è una grande responsabilità.
Il momento mondiale, quello europeo, quello nazionale, sono assai seri dal punto di vista economico, ambientale, culturale ma soprattutto etico; qui a Vittorio Veneto quest’aria non è ancora arrivata: che sia perché quelli in pianura per un verso e quelli sulle vette spaziano con lo sguardo e con la mente, mentre nelle conche delle valli pare abbiamo minore visuale ? La diatriba di inizio è di quelle straviste dai cittadini ormai distaccati, sterile se non pericolosa; magari fosse un gioco concordato per il risultato!
Pare ovvio che i risultati elettorali già conseguiti diano un diritto di precedenza in un sistema democratico, ma altrettanto che tale prerequisito debba poi cedere il passo nel caso di intervenuta presenza di candidati dai più condivisi. Credo sia ora di costruire seriamente ed in tempi rapidi un PDL concretamente esistente ed operante sul territorio (ma gli interventi sui giornali paiono non confermare tale comprensione né tale volontà); l’operatività della Lega, che si può discutere, è comunque una concreta realtà operativa da due tornate ammnistrative; tra siffatte due operatività si dovrebbe aprire un confronto, distinto da forte e cameratesco spirito di competizione verso l’alto, per fare emergere “maieuticamente” quel candidato che riesca a raccogliere la valutazione ed il rispetto anche tra le file dell’opposizione; nell’entusiasmo della corsa non si può dimenticare, almeno chi crede ed opera (nonostante tutto…) per una politica con la P maiuscola, che è grave errore lasciare spazio ad operazioni personalistiche o di fazione visti i tempi ed i “numeri” delle ultime politiche.
L’innovativo spirito costruttivo di centrodestra, che ha già dato i suoi frutti visibili sulla città, nonostante molteplici cadute politiche non solo di stile, deve non solo continuare ma soprattutto concretizzarsi finalmente in quegli interventi essenziali, non più solo dell’ordinario, che decreteranno o no il futuro di questa Città, per i nostri giovani, perche non siano più costretti ad andarsene a cercare lavoro altrove e per non dover più vivere solo di memorie: è una grande responsabilità.
Gli squadristi di Ernesto Brunetta
Solo ieri sera, mi è stato fatto notare con risentimento il secondo articolo sul libro di Ernesto Brunetta, ex Consigliere DS, sullo squadrismo fascista nella Marca, che più che parlare del libro si è preoccupato di pubblicare i nomi di tanti “nonni”, benemeriti o meno del Regime, già pubblicati in altri libri precedenti, guarda caso in periodi particolari.
Lo scoop del Gazzettino era assicurato, visto che i libri si leggono meno dei quotidiani, e tanti si sono meravigliati di trovarvi i nomi di Comisso e persino quello di Carnielli e di tante altre note Famiglie Vittoriesi, personaggi di cui certamente non si può sparlare solo perché erano fascisti.
D’altronde se, come la propaganda rossa, di fronte alle piazze traboccanti di Italiani, ci ha raccontato che la maggior parte erano obbligati ad aderire da un regime violento, allora queste persone, che in piena epoca di Pryvaci si vorrebbe additare al pubblico ludibrio, ne escono per lo più giustificate; se invece ammettiamo fossero volontari senza alcuna forma di coercizione, allora non possiamo continuare a negare che tantissimi italiani entusiasti riempissero le piazze italiane.
Lo scrivente non si scompone più di tanto per l’articolo: è l’ennesima riprova dell’unica bandiera consunta di una certa fazione della sinistra, incapace di considerare onestamente anche i suoi fallimenti e le sue responsabilità, invecchiata nell’odio senza essere maturata; la pubblicazione dell’elenco con i nomi e cognomi dei Cittadini, estratto da un testo redatto durante il regime con ben altri scopi, conserva infatti, anche se solo in frazione, il sapore delle liste partigiane di proscrizione, dal 1944 in poi, con cui fu decretata e meticolosamente effettuata l’eliminazione fisica di decine di migliaia di italiani anticomunisti e non, militi, civili, donne e bambini, preti.
Ben diverso il sapore di altri libri, prendendo anche solo quelli fatti da onesti intellettuali di sinistra , in cui si è parlato del triangolo della morte e delle ragioni dei vinti, e che ancora non hanno affrontato gli eccidi del Bus de La Lum e di tante altre foibe o luoghi di tremende esecuzioni sommarie, a noi anche molto vicini, la cui responsabilità storica e morale certo non può essere scaricata sui “fascisti”.
In questa Italia, a differenza di altri paesi, si è sempre prepotentemente rifiutata una pacificazione degli animi perché, per troppo tempo, si è governato basando il mantenimento del Potere sulla perpetrazione di odio e vendetta e non sul conseguimento di risultati per il Paese: prova ne sia il fatto che siamo ancora schiavi di chi ci vende l’energia, di chi ci ha aiutato dal primo dopoguerra, incapaci di difendere i nostri prodotti dalle “interessate” restrizioni europee e dalla concorrenza sleale di paesi emergenti.
Lo scoop del Gazzettino era assicurato, visto che i libri si leggono meno dei quotidiani, e tanti si sono meravigliati di trovarvi i nomi di Comisso e persino quello di Carnielli e di tante altre note Famiglie Vittoriesi, personaggi di cui certamente non si può sparlare solo perché erano fascisti.
D’altronde se, come la propaganda rossa, di fronte alle piazze traboccanti di Italiani, ci ha raccontato che la maggior parte erano obbligati ad aderire da un regime violento, allora queste persone, che in piena epoca di Pryvaci si vorrebbe additare al pubblico ludibrio, ne escono per lo più giustificate; se invece ammettiamo fossero volontari senza alcuna forma di coercizione, allora non possiamo continuare a negare che tantissimi italiani entusiasti riempissero le piazze italiane.
Lo scrivente non si scompone più di tanto per l’articolo: è l’ennesima riprova dell’unica bandiera consunta di una certa fazione della sinistra, incapace di considerare onestamente anche i suoi fallimenti e le sue responsabilità, invecchiata nell’odio senza essere maturata; la pubblicazione dell’elenco con i nomi e cognomi dei Cittadini, estratto da un testo redatto durante il regime con ben altri scopi, conserva infatti, anche se solo in frazione, il sapore delle liste partigiane di proscrizione, dal 1944 in poi, con cui fu decretata e meticolosamente effettuata l’eliminazione fisica di decine di migliaia di italiani anticomunisti e non, militi, civili, donne e bambini, preti.
Ben diverso il sapore di altri libri, prendendo anche solo quelli fatti da onesti intellettuali di sinistra , in cui si è parlato del triangolo della morte e delle ragioni dei vinti, e che ancora non hanno affrontato gli eccidi del Bus de La Lum e di tante altre foibe o luoghi di tremende esecuzioni sommarie, a noi anche molto vicini, la cui responsabilità storica e morale certo non può essere scaricata sui “fascisti”.
In questa Italia, a differenza di altri paesi, si è sempre prepotentemente rifiutata una pacificazione degli animi perché, per troppo tempo, si è governato basando il mantenimento del Potere sulla perpetrazione di odio e vendetta e non sul conseguimento di risultati per il Paese: prova ne sia il fatto che siamo ancora schiavi di chi ci vende l’energia, di chi ci ha aiutato dal primo dopoguerra, incapaci di difendere i nostri prodotti dalle “interessate” restrizioni europee e dalla concorrenza sleale di paesi emergenti.
martedì 24 giugno 2008
Lorenzo Manzoni Cavaliere al merito della Repubblica Italiana
Domenica 22 giugno Lorenzo Manzoni ha festeggiato con un pranzo, a cui hanno partecipato oltre 120 persone, la sua onorificenza concessagli dal Presidente della Repubblica di Cavaliere al merito della Repubblica Italiana.
Tali e tanti i segni di ringraziamento da parte di membri del Governo dell’Argentina e di tanti enti pubblici, Ospedali, ecc., per il lavoro di volontariato svolto dal 73enne Lorenzo Manzoni in aiuto della popolazione argentina, in particolare quella del Rio Negro particolarmente colpita dalla grave crisi economica, che il Nostro Presidente non ha esitato, dopo aver attentamente vagliato la pratica, a conferirgli con apposito decreto l’onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica Italiana.
L. Manzoni e la sua signora da soli hanno recuperato quantità inimmaginabili di vestiti, medicinali, generi alimentari di prima necessità, da commercianti locali, ospedali, rappresentanti, ecc., ed hanno provveduto sempre da soli ad impacchettare gli aiuti ed a spedirli a proprie spese ( e con pochi modesti aiuti degli amici) in ripetute occasioni fino in Argentina: questi due anziani coniugi, con pensioni modeste, ammalati, lui anche di cancro, ma attivi e solidali hanno fatto tutto ciò da soli.
L. Manzoni era iscritto al mio circolo politico; poi entrambi, insieme alla quasi totalità del mio circolo (di oltre settanta iscritti) abbiamo abbandonato il partito per motivazioni inerenti per lo più alla gestione provinciale; ad un giovane vittoriese, già iscritto al mio circolo ma ancora in contatto con importante dirigente politico regionale, avevo chiesto di interessarsi affinché a L. Manzoni il partito offrisse, almeno, un biglietto di andata e ritorno per l’Argentina in occasione di un viaggio ufficiale che costui avrebbe fatto accompagnando il Dirigente predetto, ed avevo chiesto che a Manzoni fossero fatti in quella terra dei pubblici ringraziamenti.
Nulla di quanto richiesto venne mai fatto ed addirittura L. Manzoni venne snobbato dal giovane membro di partito.
Nel maggio del 2006 ho iniziato a richiedere formalmente un’onorificenza per Lorenzo Manzoni ed ho scritto al presidente della Repubblica; dopo varie domande, l’invio di copiosa documentazione, ed integrazioni, finalmente in data 15 gennaio 2008 mi è giunta la comunicazione che in data 27 dicembre 2007 il Presidente della Repubblica aveva firmato l’apposito decreto di nomina.
In data 12 giugno 2008, il Consiglio Comunale di Vittorio Veneto ha consegnato al sig. Lorenzo Manzoni la nomina in originale con gli applausi di tutti i presenti.
Sono veramente felice che quest’uomo generoso, non sempre trattato bene dalla vita, abbia ricevuto questa importante onorificenza che finalmente rende giustizia ad un uomo che ha anteposto il fare al dire.
Tali e tanti i segni di ringraziamento da parte di membri del Governo dell’Argentina e di tanti enti pubblici, Ospedali, ecc., per il lavoro di volontariato svolto dal 73enne Lorenzo Manzoni in aiuto della popolazione argentina, in particolare quella del Rio Negro particolarmente colpita dalla grave crisi economica, che il Nostro Presidente non ha esitato, dopo aver attentamente vagliato la pratica, a conferirgli con apposito decreto l’onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica Italiana.
L. Manzoni e la sua signora da soli hanno recuperato quantità inimmaginabili di vestiti, medicinali, generi alimentari di prima necessità, da commercianti locali, ospedali, rappresentanti, ecc., ed hanno provveduto sempre da soli ad impacchettare gli aiuti ed a spedirli a proprie spese ( e con pochi modesti aiuti degli amici) in ripetute occasioni fino in Argentina: questi due anziani coniugi, con pensioni modeste, ammalati, lui anche di cancro, ma attivi e solidali hanno fatto tutto ciò da soli.
L. Manzoni era iscritto al mio circolo politico; poi entrambi, insieme alla quasi totalità del mio circolo (di oltre settanta iscritti) abbiamo abbandonato il partito per motivazioni inerenti per lo più alla gestione provinciale; ad un giovane vittoriese, già iscritto al mio circolo ma ancora in contatto con importante dirigente politico regionale, avevo chiesto di interessarsi affinché a L. Manzoni il partito offrisse, almeno, un biglietto di andata e ritorno per l’Argentina in occasione di un viaggio ufficiale che costui avrebbe fatto accompagnando il Dirigente predetto, ed avevo chiesto che a Manzoni fossero fatti in quella terra dei pubblici ringraziamenti.
Nulla di quanto richiesto venne mai fatto ed addirittura L. Manzoni venne snobbato dal giovane membro di partito.
Nel maggio del 2006 ho iniziato a richiedere formalmente un’onorificenza per Lorenzo Manzoni ed ho scritto al presidente della Repubblica; dopo varie domande, l’invio di copiosa documentazione, ed integrazioni, finalmente in data 15 gennaio 2008 mi è giunta la comunicazione che in data 27 dicembre 2007 il Presidente della Repubblica aveva firmato l’apposito decreto di nomina.
In data 12 giugno 2008, il Consiglio Comunale di Vittorio Veneto ha consegnato al sig. Lorenzo Manzoni la nomina in originale con gli applausi di tutti i presenti.
Sono veramente felice che quest’uomo generoso, non sempre trattato bene dalla vita, abbia ricevuto questa importante onorificenza che finalmente rende giustizia ad un uomo che ha anteposto il fare al dire.
Educare i figli alla Vita
Ragazzini che si riuniscono in baby gang; ragazzi che violentano ed uccidono una compagna e poi di fronte al GIP dopo la confessione chiedono “candidamente” se possono tornarsene a casa; giovani che fanno giochi mortali con armi, moto e auto; suicidi infantili per motivazioni senza peso; neopatentati che investono e scappano; giovani che a feste private demoliscono letteralmente appartamenti o villini costosi; coppie che si sposano o vanno a convivere e comprano appartamenti esagerati con mutui impossibili anche se privi entrambi di lavori certi….
E l’elenco potrebbe andare molto avanti…
Oltre ai giovani criminali, in pericoloso costante aumento, frutto, come più volte detto, di una società vuota e marcia nella quale è rimasto solo il valore del denaro, è assai preoccupante l’irresponsabilità di molti giovani e ci si meraviglia che troppo spesso provengono dalle cosiddette buone famiglie.
Questa generazione è il frutto di genitori “inesistenti”(non c’entrano con Calvino…), della Play Station, dove ammazzi, ti ammazzi, spari, ami, corri, fai la guerra, giochi, tutto senza mai alcuna responsabilità né soprattutto conseguenza personale!
Ai miei tempi (frase che denuncia già l’oltre mezzo secolo vissuto…) ad ogni azione corrispondeva una reazione:
se non studiavi ti bocciavano (quando venivi a casa con una nota intanto le prendevi e, guai a te, se ti permettevi di criticare l’insegnante perché ne ricevevi doppia dose) ;
se disobbedivi i tuoi genitori erano problemi tuoi seri (oggi un branco di imbecilli discute nei salotti buoni ? di autorità e di autorevolezza senza minimamente conoscerne il significato);
quando baruffavi con i tuoi coetanei ti rendevi conto che potevi essere anche tu quello con l’occhio nero (nel nostro consesso civile erano allora molto rari i fenomeni di bullismo organizzato, mentre assai più frequenti i “contatti personali” per una ragazza o per altre incomprensioni) e non ne facevi un dramma;
a nessuno normale passava per la testa di stuprare la compagna di scuola e poi di ammazzarla pensando poi tranquillamente di tornare a casa impunito;
casi rarissimi i suicidi di ragazzini;
ma, soprattutto, quando ti morivano i nonni a casa tua veniva allestita la Camera Ardente, tutto nero e viola: la salme rimanevano visibili e toccabili nella cassa aperta e nella notte precedente la sepoltura c’era la veglia di preghiera; e ti facevano baciare i nonni morti e tu te li ricordavi vivi; nel mio caso l’uno, fabbro e artista, mentre forgiava cose meravigliose col ferro, mentre mi insegnava a disegnare i cavalli, a fare i richiami per gli uccelli, mentre uccideva con un sol colpo fatale galline e conigli, per non farli soffrire, cui fino al giorno prima aveva parlato affettuosamente mentre gli dava da mangiare; l’altro, maestro e famoso latinista, me lo ricordo che mi insegnava a fare gli incalmi alle viti, a fare il vino e la grappa, che mi insegnava analisi logica alle elementari, che mi insegnava il latino leggendomi l’Eneide e poi la sua traduzione a cui si era per anni dedicato, quando mi leggeva le canzoni che aveva scritto per il Re e Mussolini.
La Vita e la Morte erano presenti, conosciute e considerate senza paura, nell’ordine delle cose create da Dio.
Oggi le giovani generazioni per lo più vivono un mondo virtuale, appositamente costruito per ingannarli ed usarli a meri fini di potere e di economia, un mondo dove tutto è canzonetta, coca cola, vuotezza esteriore ed interiore! La morte “è” un’invenzione dei film e della play station!
Solo quei giovani più sfortunati, colpiti negli affetti più importanti o nella stessa loro salute, imparano di colpo la VITA, fuori dagli schemi miseri ed inutili della Scuola inefficiente, fuori dalla visione imbonitrice della TV, fuori dagli oceani di stupidità, malvagità, ignoranza, ossessione, erudizione,commercio, ecc. in cui navigano in Internet.
Non è vero che tenere i figli fuori dalle realtà della vita gli faccia bene: è vero semmai il contrario, dato che in questo mondo attuale le brutture sono aumentate bisogna difenderli insegnando loro a difendersi, e ciò rimane compito esclusivo dei genitori che soli possono “leggere” insieme ai loro figli le cose brutte del mondo, di cui anche essi sono responsabili, insegnando loro ad intuire i pericoli ed a considerare le cose nel modo giusto.
Ma, forse è pretendere troppo da quanti sono stati allevati a nutella e coca cola, senza mai uno schiaffo, avendole tutte vinte fin da piccoli.
E l’elenco potrebbe andare molto avanti…
Oltre ai giovani criminali, in pericoloso costante aumento, frutto, come più volte detto, di una società vuota e marcia nella quale è rimasto solo il valore del denaro, è assai preoccupante l’irresponsabilità di molti giovani e ci si meraviglia che troppo spesso provengono dalle cosiddette buone famiglie.
Questa generazione è il frutto di genitori “inesistenti”(non c’entrano con Calvino…), della Play Station, dove ammazzi, ti ammazzi, spari, ami, corri, fai la guerra, giochi, tutto senza mai alcuna responsabilità né soprattutto conseguenza personale!
Ai miei tempi (frase che denuncia già l’oltre mezzo secolo vissuto…) ad ogni azione corrispondeva una reazione:
se non studiavi ti bocciavano (quando venivi a casa con una nota intanto le prendevi e, guai a te, se ti permettevi di criticare l’insegnante perché ne ricevevi doppia dose) ;
se disobbedivi i tuoi genitori erano problemi tuoi seri (oggi un branco di imbecilli discute nei salotti buoni ? di autorità e di autorevolezza senza minimamente conoscerne il significato);
quando baruffavi con i tuoi coetanei ti rendevi conto che potevi essere anche tu quello con l’occhio nero (nel nostro consesso civile erano allora molto rari i fenomeni di bullismo organizzato, mentre assai più frequenti i “contatti personali” per una ragazza o per altre incomprensioni) e non ne facevi un dramma;
a nessuno normale passava per la testa di stuprare la compagna di scuola e poi di ammazzarla pensando poi tranquillamente di tornare a casa impunito;
casi rarissimi i suicidi di ragazzini;
ma, soprattutto, quando ti morivano i nonni a casa tua veniva allestita la Camera Ardente, tutto nero e viola: la salme rimanevano visibili e toccabili nella cassa aperta e nella notte precedente la sepoltura c’era la veglia di preghiera; e ti facevano baciare i nonni morti e tu te li ricordavi vivi; nel mio caso l’uno, fabbro e artista, mentre forgiava cose meravigliose col ferro, mentre mi insegnava a disegnare i cavalli, a fare i richiami per gli uccelli, mentre uccideva con un sol colpo fatale galline e conigli, per non farli soffrire, cui fino al giorno prima aveva parlato affettuosamente mentre gli dava da mangiare; l’altro, maestro e famoso latinista, me lo ricordo che mi insegnava a fare gli incalmi alle viti, a fare il vino e la grappa, che mi insegnava analisi logica alle elementari, che mi insegnava il latino leggendomi l’Eneide e poi la sua traduzione a cui si era per anni dedicato, quando mi leggeva le canzoni che aveva scritto per il Re e Mussolini.
La Vita e la Morte erano presenti, conosciute e considerate senza paura, nell’ordine delle cose create da Dio.
Oggi le giovani generazioni per lo più vivono un mondo virtuale, appositamente costruito per ingannarli ed usarli a meri fini di potere e di economia, un mondo dove tutto è canzonetta, coca cola, vuotezza esteriore ed interiore! La morte “è” un’invenzione dei film e della play station!
Solo quei giovani più sfortunati, colpiti negli affetti più importanti o nella stessa loro salute, imparano di colpo la VITA, fuori dagli schemi miseri ed inutili della Scuola inefficiente, fuori dalla visione imbonitrice della TV, fuori dagli oceani di stupidità, malvagità, ignoranza, ossessione, erudizione,commercio, ecc. in cui navigano in Internet.
Non è vero che tenere i figli fuori dalle realtà della vita gli faccia bene: è vero semmai il contrario, dato che in questo mondo attuale le brutture sono aumentate bisogna difenderli insegnando loro a difendersi, e ciò rimane compito esclusivo dei genitori che soli possono “leggere” insieme ai loro figli le cose brutte del mondo, di cui anche essi sono responsabili, insegnando loro ad intuire i pericoli ed a considerare le cose nel modo giusto.
Ma, forse è pretendere troppo da quanti sono stati allevati a nutella e coca cola, senza mai uno schiaffo, avendole tutte vinte fin da piccoli.
venerdì 16 maggio 2008
L'attività del demonio
Preoccupa il grave declino morale della nostra società: perversioni sessuali e criminali, prostituzione dilagante, assenza di principi ideali responsabilità e senso della realtà nei giovani, assassini e criminalità minorile in spaventoso aumento, droga e ogni mezzo chimico e non per rimbambirsi, il denaro ed il divertimento come unico motore di gente senza più famiglia né scopi.
Sembra impossibile, ma se ci guardiamo intorno vediamo tanta cattiveria; persino gli occhi di troppi ragazzini cittadini sono cambiati, occhi a-morali abituati ad ottenere sempre tutto senza rifiuti, diseducati da discorsi in casa e fuori casa improntati al solo soddifacimento di ogni desiderio e conditi da opportunismo, invidia e avidità di soldi.
Papa Benedetto XVI° , che a mio parere entrerà nella Storia come un grande Papa riformatore, nuova Coscienza di una Chiesa che si era persa insieme alla Società, carismatico esempio per tanti giovani preti, ci richiama ad una fede più salda e meno timorosa e ci parla della presenza forte del Diavolo, del Male.
E un legame sottile collega pedofilia a satanismo, perversioni ed orge sessuali alle messe nere (leggete “io vescovo esorcista” di Andrea Gemma), assoluto nichilismo all’opportunismo ed al materialismo, amoralità criminalità e sfruttamento degli altri alla mancanza assoluta di alcun faro nella vita; omosessualità, comunità allargate e fallimenti di troppe famiglie, basate su legami incoerenti, si collegano ad un avviato processo di sostituzione della "sacra" famiglia con coppie gay , con surrogati di richiamo ancestrale, tribale, magico: Male contro Bene.
Fin da subito una certa intellighenzia politica, vittima delle suggestioni d’oltre cortina, anticlericale arrogante ed oscurantista, ha mal visto, ha osteggiato questo Papa, cercando di insinuare il dubbio di sue simpatie per il Nazismo, chiamandolo irrispettosamente e con disprezzo “Ratzingher” senza “Papa”, per sminuirlo come se fosse il militante della parte avversa indegna di rispetto, e, secondo un copione che si ripete dagli anni ’60, continuando a definirlo nei “salotti buoni” un Papa reazionario non progressista; da schernire perché torna a parlare del demonio.
Ma basta guardarsi in giro per rammentarsi che Bene e male sono presenti: il male continua ad operare e certamente affascina i Più perché più comodo e connaturato alla natura egoista ed aggressiva del lupo umano; il Bene , pur costando sacrifici sempre più faticosi, ti riempe l'anima e ti aiuta nelle prove più difficili.
E’ sempre l’eterna questione del libero arbitrio, della scelta tra il sentiero tortuoso in ripida salita e l’autostrada in falsopiano: spetta solo a Te decidere e non puoi darne la colpa agli altri; di fronte alla vita si può essere soli come di fronte alla morte; io ho scelto di non sentirmi solo, ho scelto la Fede in Dio creatore del Cielo e dell'Universo.
Sembra impossibile, ma se ci guardiamo intorno vediamo tanta cattiveria; persino gli occhi di troppi ragazzini cittadini sono cambiati, occhi a-morali abituati ad ottenere sempre tutto senza rifiuti, diseducati da discorsi in casa e fuori casa improntati al solo soddifacimento di ogni desiderio e conditi da opportunismo, invidia e avidità di soldi.
Papa Benedetto XVI° , che a mio parere entrerà nella Storia come un grande Papa riformatore, nuova Coscienza di una Chiesa che si era persa insieme alla Società, carismatico esempio per tanti giovani preti, ci richiama ad una fede più salda e meno timorosa e ci parla della presenza forte del Diavolo, del Male.
E un legame sottile collega pedofilia a satanismo, perversioni ed orge sessuali alle messe nere (leggete “io vescovo esorcista” di Andrea Gemma), assoluto nichilismo all’opportunismo ed al materialismo, amoralità criminalità e sfruttamento degli altri alla mancanza assoluta di alcun faro nella vita; omosessualità, comunità allargate e fallimenti di troppe famiglie, basate su legami incoerenti, si collegano ad un avviato processo di sostituzione della "sacra" famiglia con coppie gay , con surrogati di richiamo ancestrale, tribale, magico: Male contro Bene.
Fin da subito una certa intellighenzia politica, vittima delle suggestioni d’oltre cortina, anticlericale arrogante ed oscurantista, ha mal visto, ha osteggiato questo Papa, cercando di insinuare il dubbio di sue simpatie per il Nazismo, chiamandolo irrispettosamente e con disprezzo “Ratzingher” senza “Papa”, per sminuirlo come se fosse il militante della parte avversa indegna di rispetto, e, secondo un copione che si ripete dagli anni ’60, continuando a definirlo nei “salotti buoni” un Papa reazionario non progressista; da schernire perché torna a parlare del demonio.
Ma basta guardarsi in giro per rammentarsi che Bene e male sono presenti: il male continua ad operare e certamente affascina i Più perché più comodo e connaturato alla natura egoista ed aggressiva del lupo umano; il Bene , pur costando sacrifici sempre più faticosi, ti riempe l'anima e ti aiuta nelle prove più difficili.
E’ sempre l’eterna questione del libero arbitrio, della scelta tra il sentiero tortuoso in ripida salita e l’autostrada in falsopiano: spetta solo a Te decidere e non puoi darne la colpa agli altri; di fronte alla vita si può essere soli come di fronte alla morte; io ho scelto di non sentirmi solo, ho scelto la Fede in Dio creatore del Cielo e dell'Universo.
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