venerdì 15 maggio 2009

Fondazione Benetton "Luoghi di Valore 2008"

Nel bando 2008 del Concorso Luoghi di Valore, organizzato dalla Fondazione Benetton Studi e Ricerche, si chiedevano segnalazioni di luoghi pubblici e privati letteralmente per elevare “la cultura il gusto e la qualità della vita delle persone e delle comunità che li abitano e li visitano”…e…”segnalazioni che contengano informazioni e testimonianze adeguate a comprendere lo stato di salvaguardia e di valorizzazione dei luoghi medesimi”
Dalla lettura del bando si evinceva che finalmente qualcuno si interessava all’Italia minore, a luoghi poco noti ma fortemente significativi e da salvaguardare nella provincia di Treviso; non dunque le solite opere monumentali già ampiamente pubblicizzate e tutelate da Comuni Provincie e Soprintendenze e già segnalate in ogni tipo di guida; e poiché non si trattava di un concorso di fotografia non c’erano neppure motivazioni congruenti per segnalare ancora palazzi signorili, antiche vestigia ampiamente note e già ordinate in specifici archivi e/o pubblicizzate su libri, opuscoli turistici ed enogastronomici, siti web.
Contento di partecipare ad un concorso finalizzato a promuovere siti meritevoli e bisognosi di protezione che, per di più, non prevedeva premi per i vincitori, ma la sola grande soddisfazione di aver collaborato alla “salvaguardia di nostre memorie di zona trascurate”, in data 6 maggio 2008 presentavo elaborati grafici foto e video.
Segnalavo una zona di laghetti di risorgiva ed antiche vie d’acqua del fiume Meschio, posta tra il “fondon” e il campo di recupero dismesso dei “dodese pont”, in parte minacciata dalla faraonica rotonda e svincoli relativi in progetto all’uscita del traforo di Serravalle, di dimensioni insensate (diametro maggiore ca. 130 m) e per di più non prevista in corrispondenza dell’incrocio con la strada della Vallata (per il traffico in arrivo e dal casello nord).
Zona pregna di Storia, con le famose risorgive ed antiche vie d’acqua, ricca di flora e fauna assai particolari, un eco ambiente unico e meraviglioso anche dal punto di vista paesaggistico, assolutamente da tutelare: già era stata oggetto negli anni 70 di attacco terroristico ambientale con la costruzione di una fabbrica, e da lì era iniziato lo sfacelo cui si erano aggiunte discariche private di materiali vari.
Nel frattempo il corso del fiume Meschio veniva dichiarato SIC (Sito di Interesse Comunitario) e l’Associazione Pescatori del fiume, che ne ha in concessione lungo tratto a riserva di pesca, andava a salvaguardare particolarmente il tratto di fiume nella parte nord, che comprende la zona segnalata, ponendo serie regolamentazioni di pesca sportiva e riambientando la trota marmorata, originaria del sito, assai rara; anche in considerazione del fatto che vivono ancora lo scazzone del meschio (marson) e soprattutto la lampreda di fiume ormai rarissima in tutta Europa.
Insomma la segnalazione era fatta al fine di coinvolgere la comunità ambientalista e culturale e le Istituzioni sul rispetto di luoghi ancestrali ed unici che debbono poter convivere, con almeno pari dignità, con le necessarie opere del progresso.
Alla grande maggioranza dei partecipanti non interessava vincere ma speravano in una grande opportunità per far conoscere i luoghi segnalati come motore della loro salvaguardia.
Poi la solita conferma dell’italianità.
L’Organizzazione oltre a tenere un paio di incontri, in cui si è parlato di tutto e di nulla anche se con sfoggio di oratoria, ha predisposto una mostra delle segnalazioni pervenute, non ha diffuso ai Media tutti i luoghi segnalati, né venivano portati a conoscenza i Sindaci dei luoghi segnalati; alla fine una giuria ha premiato ambiti già oggetto di grande conoscenza pubblica, siti in adiacenza ad importanti percorsi sportivi ed enogastronomici, con innumerevoli segnalazioni pubbliche e sul web, già inseriti negli archivi delle grandi ville venete, ed attorno cui girano per lo più grandi interessi economici di turismo agroalimentare.
Piove sempre sul bagnato…

Lorenzo Manzoni Cavaliere al Merito della Repubblica


Vittorio Veneto 30 Maggio 2006 Al Sig. PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
S. Eccellenza Sen. GIORGIO NAPOLITANO

Sig. Presidente,
Le scrivo per chiederLe di conferire un riconoscimento al sig. Lorenzo Manzoni.

Nato a Vittorio Veneto il 9 giugno del 1935, già orfano a 8 anni di padre (ucciso da un partigiano per motivi non politici) circa 40 anni fa partì per l’Argentina munito solo del suo diploma di Perito Elettrotecnico. Lorenzo Manzoni dopo anni di assenza dall’Italia, ritornò in patria nel 1980 e, non riuscendo a trovare nessuno che l’assumesse regolarmente nonostante l’esperienza lavorativa, per sopravvivere si tirò su le maniche e si adattò a lavori non consoni al suo titolo di studio, conseguito in ben altri anni. Qualche anno fa si ammalò gravemente di tumore alla prostata e di Parkinson e tuttora sopravvive grazie ai farmaci ma, soprattutto, all’indomito coraggio.
Proprio l’indomito coraggio, lo spirito di servizio e di solidarietà che lo hanno accompagnato per tutta la vita, lo hanno spinto a ritornare ad aiutare i poveri della sua ex Argentina, in occasione delle gravi vicende economiche vissute dal Paese, come e forse più di quanto già aveva fatto quando viveva in quel Paese lontano dalla sua Patria ma pieno di Italiani. E così in questi ultimi anni Lorenzo Manzoni, pur gravemente malato, con le disponibilità economiche minimali dategli dalla semplice pensione, facendosi aiutare dalla donna con cui convive dal suo rientro in Italia, anch’essa anziana e gravemente sofferente di una dolorosa artrosi, ha cominciato a bussare alle porte di tante aziende del Nordest ed a Ospedali e Farmacie, a raccogliere generi alimentari di prima necessità, vestiti, medicine; da soli hanno insieme preparato una infinità di piccoli pacchi di generosità per l’Argentina, in particolare per le zone più povere e più colpite del Rio Negro e di Buenos Aires, inviandoli a proprie spese (parte via terra, parte per Aereo) senza ricevere alcun aiuto organizzativo, logistico, burocratico né economico da nessuna Istituzione Pubblica Italiana, da nessuna Associazione, da nessun Partito (in certi casi persino intralciati da politici che non gradivano l’operato indipendente di Lorenzo Manzoni).
Quanto ha fatto in questi ultimi anni il sig. Lorenzo Manzoni mi pare dunque altamente meritorio, sia per la quantità di aiuti fatti pervenire alla popolazione, sia per la scarsità dei mezzi ma, soprattutto, per la sorprendente capacità organizzativa concretizzata da due anziani malati certamente non benestanti; assurge quindi ad esempio di coraggio, buona volontà, capacità organizzativa, spirito concreto di solidarietà: in tre parole ESEMPIO DI ITALIANITA’.
Ciò detto Le chiedo, SIGNOR PRESIDENTE, di considerare quanto descrittoLe e di gratificare questo Italiano, anziano e malato, con un riconoscimento adeguato. Allego, in copia, ritagli di giornale e ringraziamenti pubblici Italiani e dall’Argentina, e 2 foto recenti del sig. Lorenzo Manzoni; resto a disposizione per integrare quanto testé descritto.
In attesa di una Sua cortese risposta Le porgo i nostri migliori saluti unitamente ai migliori auguri di proficuo lavoro per il Settennato Istituzionale della più alta e significativa carica dello Stato che l’attende.
Dott. Arch. Flavio FRANCO

Ho poi fatto seguire altre lettere e comunicazioni.
Fino all’arrivo della Comunicazione da Roma che segue ed alla consegna da parte del Sindaco di Vittorio Veneto dell’ambito riconoscimento.

Ringrazio il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, e quanti si sono adoperati per conferire al Sig. Lorenzo Manzoni il Cavalierato al merito della Repubblica.

venerdì 20 febbraio 2009

Ricevo e pubblico

DRESDA, una inutile strage voluta dai vincitori.

Anche quest'anno è passato sotto silenzio uno dei peggiori crimini del secondo conflitto mondiale: il bombardamento di Dresda del 13 febbraio 1945.
Dresda non era mai stata toccata seriamente dalla guerra sia per la sua posizione geografica sia perché non aveva né industrie né impianti militari rilevanti (era addirittura priva di difesa antiaerea) ed era così forte la convinzione che fosse esente da pericoli che le autorità tedesche vi avevano fatto affluire le centinaia di migliaia di profughi (soprattutto vecchi, donne e bambini) in fuga dalle regioni orientali sotto l’incalzare della Armata Rossa e gran parte dei feriti provenienti dal fronte. Si pensava che considerazioni umanitarie e il rispetto per una Città d'arte amata in tutto il mondo avrebbero indotto gli angloamericani a risparmiarla.
Invece la distruzione arrivò su questa Città del febbraio del '45 quando le sorti della guerra erano ormai segnate. Fu una carneficina.
Alle 22,15 del 13 febbraio oltre 500 bombardieri inglesi Lancaster scaricarono sulla città indifesa le terribili bombe dirompenti block buster. Poi si allontanarono in direzione di Strasburgo.
I soccorritori iniziarono ad affluire dalle città vicine, mentre gli scampati escono lentamente dai rifugi.
Era quello che gli inglesi attendevano: far uscire la gente, far arrivare i soccorritori e tornare a colpire.
Ore 1,28 del 14 febbraio arriva, indisturbata come la prima, la seconda ondata. Questa volta però i bombardieri pesanti della Raf portano nelle stive 650.000 bombe incendiarie caricate a benzina e a fosforo in grado di sviluppare un calore che fonde il ferro (la versione aggiornata, le famigerate bombe al napalm, sarà poi sperimentata dagli americani in Vietnam). L’effetto fu devastante.
Dresda si trasformò in un immenso rogo esteso un centinaio di chilometri quadrati e visibile ad oltre 300 Km di distanza.
All’interno si sviluppa una temperatura che arriva fino a 1.000 gradi che porta alla formazione di una corrente d’aria ascensionale d’inaudita potenza e calore. Dalle case già sventrate dalle bombe dirompenti è aspirata ogni cosa e scaraventata all’interno della fornace. Chi non muore divorato dalle fiamme soccombe nei rifugi, asfissiato per mancanza d’ossigeno o intossicato dal monossido di carbonio.
All’alba del 14 febbraio, quando per i sopravvissuti delle zone periferiche della città sembrava che il peggio fosse passato, ecco giungere la terza ondata. Gli americani, che non potevano essere da meno degli inglesi, con le loro “fortezze volanti” scaricarono su ciò che restava della città e dei suoi abitanti il loro carico di morte e distruzione mentre i caccia “mustang” a volo radente mitragliavano le colonne di profughi che cercavano di fuggire dall’inferno di Dresda.
In totale su Dresda furono sganciate 2.700 tonnellate di bombe, un quantitativo enorme, se confrontato con quello gettato su altre città tedesche. Ma la preferenza data alle bombe incendiarie, che rappresentarono circa il 70% degli ordigni lanciati, causò la più spaventosa tragedia della guerra: i morti accertati furono 135.000 (la stima più accreditata fa però salire a circa 200.000 il numero delle vittime per il grande afflusso di profughi, moltissimi dei quali non ancora censiti).
Questo fu Dresda: un orribile massacro di civili che non trovò alcuna giustificazione dal punto di vista militare. Fu il macabro record di disumanità, non eguagliato neanche dai bombardamenti atomici sul Giappone che causarono “solo” 150.000 morti.
Gli angloamericani ancora oggi con sorprendente cinismo “giustificano” quello spaventoso massacro affermando che “ fu un inevitabile prezzo da pagare per la liberazione dell’Europa e del mondo dalla barbarie nazista”…….
In realtà fu il desiderio di infliggere una punizione esemplare non al regime hitleriano, ma al popolo tedesco e nel contempo lanciare un monito all’alleato sovietico (quello che oggi è toccato a Dresda domani potrebbe toccare a Mosca) che animò l’ordine impartito da Churchill e pienamente condiviso dall’alleato americano.
Al processo di Norimberga, dove nell’ottobre del ’46 furono giudicati i gerarchi nazisti colpevoli di crimini contro l’Umanità, sul banco degli imputati per gli stessi reati non avrebbero sfigurato gli autori e, soprattutto, il mandante del bombardamento di Dresda.

Gianfredo Ruggiero, presidente Circolo Excalibur - Varese

"Ricevo e Pubblico" a responsabilità degli autori.

Leggo e diffondo: Circolo Excalibur - Foibe

FOIBE: non fu pulizia etnica, bensì ideologica

Di Gianfredo Ruggiero

La strage delle Foibe viene generalmente presentata come un caso di pulizia etnica a danno degli italiani, quando invece si è trattata di una operazione di pulizia ideologica.
Infatti i partigiani comunisti del Maresciallo Tito non agivano a casaccio, non colpivano gli italiani in quanto tali rastrellandoli per strada alla maniera bosniaca - se fosse stato così le vittime sarebbero state infinitamente di più, sarebbe stato un vero e proprio bagno di sangue - ma in maniera altamente selettiva, sulla base di elenchi con nomi, cognomi e indirizzi – le famigerate liste di proscrizione – alla cui compilazione contribuirono diligentemente i comunisti nostrani.
E chi erano queste persone che nottetempo venivano prelevate dalle loro case, legate tra loro e gettate vive nelle cavità carsiche e lasciate morire tra atroci sofferenze? Erano italiani qualunque? No, erano italiani che appartenevano ad una categoria ben precisa. Erano - per dirla con una direttiva delle stesso Maresciallo Tito - fascisti o presunti tali.
Il motivo di tanto accanimento è abbastanza semplice da comprendere: nell’ottica dell’annessione di quelle terre alla Jugoslavia i fascisti, e tutti coloro che in qualche modo erano legati o s’identificavano nello Stato italiano, avrebbero potuto costituire un ostacolo, in quanto anticomunisti, per cui andavano eliminati. Infatti agli italiani anticomunisti non fu torto un capello.
E’ anche vero che nella concitazione generale e nel clima di impunità che si andò a creare, nelle Foibe ci finì di tutto: preti, borghesi, semplici cittadini per motivi personali e perfino qualche partigiano italiano titubante.
Un altro aspetto che viene volutamente ignorato riguarda la strenua difesa di quelle terre dalle bande partigiane che fu affidata a due reparti dell’esercito italiano, i bersaglieri del battaglione Mussolini e i marò della Decima Mas: furono tutti massacrati.
Riteniamo inoltre risibile la giustificazione che la sinistra e certa destra conformista tentano di dare a quella orrenda carneficina, ossia la tesi della ritorsione della minoranza slava all’italianità voluta da Mussolini, quando invece l’unica imposizione del governo fascista fu l’uso dell’italiano (quello che avviene oggi a parti invertite in Alto Adige, dove gli italiani sono costretti ad imparare il tedesco se voglio lavorare negli uffici statali).
Riguardo l’esodo delle popolazioni italiane di Istria e Dalmazia, anche in questo caso, è perlomeno eccessivo parlare di pulizia etnica, infatti non vi furono eccidi di massa da parte dei nuovi governanti jugoslavi, ma solo il pressante “invito” a lasciare quelle terre, che venivano subito confiscate.
Vergognoso fu, invece, il comportamento del governo italiano e della sinistra che accolsero i nostri compatrioti come appestati, furono ammassati nei treni come bestie e alle fermate fu perfino impedito alla croce rossa di portare il latte ai bambini. Cacciati dalla loro terra e umiliati nella loro Patria.
Gianfredo Ruggiero, presidente Circolo Excalibur - Varese

martedì 10 febbraio 2009

Ricevo e pubblico

Mollate le cime! Cazzate le vele! Sgombrate il ponte! Vento in poppa! E... barra a tutta dritta!
Insomma, ancora nel 2009 noi, uomini di destra, dobbiamo inventarci sempre nuovi modi per parlare di noi e fra noi, sui quali aleggia sempre l'ombra dell'apologia, con buona pace per la libertà di pensiero e di parola! Non possiamo dire mezza parola se prima non facciamo una lunga premessa carica di pentimenti per gli errori dei nostri nonni; non possiamo vivere un ideale politico perché in nome di quell'ideale sono stati perpetrati ANCHE E NON SOLO, orrendi crimini. Mio nonno, ormai morto, che ha combattuto seguendo gli ideali fascisti fino agli ultimi giorni della Repubblica Sociale si è visto decurtare dalla pensione di guerra un anno intero! Eh già di quattro anni di combattimenti aerei, (mio nonno era un marconista a bordo dei Savoia Marchetti 79 BIS/SIL detti anche gli Sparvieri) se ne è visti riconoscere solo tre, in quanto uno l'ha combattuto con gli sconfitti.
Un uomo che è partito volontario a 17 anni e che le uniche fucilate che gli sono arrivate venivano dai partigiani! Sì, sì, parlo proprio di quei santi/eroi che hanno liberato l'Italia ammazzando soldati italiani e facendo stragi di Nazisti senza poi assumersene il merito/la colpa evitando “elegantemente” fosse ardeatine e tante altre rappresaglie, conseguenze delle loro insurrezioni.
Sempre gli stessi santi/eroi difensori e diffusori in Italia del rivoluzionario ideale comunista che di ebrei in Russia ne ha fatti secchi 12.000.000 tra foibe, gulag, campi siberiani...
i comunisti possono viaggiare con le facce di assassini dal copricapo artistico sulle magliette perchè
essi i loro assassini li possono chiamare “eroi della rivoluzione” quando in realtà personaggi del calibro del “Chè” altro non sono che burattini sanguinari nelle mani di schizzati, paranoici, dittatori malati e visionari come Fidel Castro!
Il comunismo ha fatto nel mondo e nei decenni più vittime del nazismo, della peste e della Santa Inquisizione messi assieme eppure esistono ancora fiumi di rintronati che vanno in giro col pugno chiuso, la falce, il martello e... la mercedes!!!
Io vado a dritta! Anzi io vado proprio a destra! Perchè il nazismo è il demonio ma il comunismo è dieci volte peggio; paragonato l'anti Cristo è un agnellino! La storia deve servire a “non dimenticare”, imparare dagli sbagli del passato per non ripeterli, ma non deve certo servire a cancellare. Invece il fascismo è stato cancellato in blocco quando in realtà c'era molto di buono negli ideali fascisti. Bisognava eliminare gli abomini commessi da alcuni uomini ed estrapolare il meglio dalla cultura fascista , che tanto ancora oggi potrebbe dare al nostro paese e a noi tutti. La stragrande maggioranza del popolo italiano era fascista; e non di tessera ma di testa! Poi è chiaro, vista la mal parata i deboli hanno rinnegato. Ma bisognava rinnegare subito gli sbagli, vedasi leggi razziali, far capire che da quel punto in poi non si andava d' accordo, che sarebbero mancati i consensi, invece è stato più facile tapparsi naso, occhi e orecchi e poi al momento giusto saltare sul famigerato carro dei vincitori e rinnegare tutti sé stessi.
Io mi devo sorbire migliaia di ignoranti che sventolano pugni chiusi inneggiando al comunismo, patrono del lutto internazionale, e non posso neanche sognarmi di scambiare un Saluto Romano , simbolo di un'Italia che fu mondo, che poteva ancora esserne il centro e che ancora sogno possa diventare, un saluto che non è storicamente legato ad Auswitz e al passo dell'oca ma ad un'idea di grandezza culturale e all'ideale fascista che proponeva libertà, dignità, decoro, rigore, progresso; seppure per tenere insieme un popolo di pecoroni era necessario un cane pastore dai canini pronunciati.
Il comunismo è falsità, è ipocrisia, è nagazione delle verità (storiche, sociali, culturali...) i regimi comunisti a tutt'oggi sono patria di morte, tirannia, ingiustizia e dolore; e questi quattro fessi che abbiamo in Italia si considerano ancora degli arcangeli salvatori del mondo quando in realtà sono lordi di sangue dalla testa ai piedi e si appuntano sul petto medaglie che urlano in italiano e parlanao come preti mancati come se da una falce e da un martello sgorgasse acqua santa! Pazzi! E Ignoranti! Che dire...
Paolo Pedone

"Ricevo e Pubblico" a responsabilità degli autori.

Morte Eluana Englaro

Per casi personali della vita ho avuto a che fare con tanti medici; a parte uno, il Prof. M. Baccarani, faro di scienza ed umanità nel nebbioso pantano della categoria, cosiddetti specialisti del settore, prima di Lui, nel 1993, in faccia e di fronte a mia moglie…, mi avevano sentenziato si e no 2/3 mesi di vita; tre anni dopo altro sapiente, tra l’altro non direttamente interpellato, mi sentenziava massimo 8/10 anni dall’inizio del male (massimo 7 anni di vita…).
Abbiamo sentito in questi tempi cosiddetti scienziati di fama spacciare “fole” come “veri risultati scientifici” poi miseramente smentiti, a consolidare la certezza che chi lavora seriamente, con passione e coscienza, difficilmente trova casa in questo Povero Mondo colonizzato da millantatori e malati di protagonismo.
Ogni giorno efferati omicidi, morti dovute all’incuria o al menefreghismo, la possibilità di “quantificare e pagare” una Vita tolta, la possibilità di fare diamanti attraverso la cremazione del caro estinto, dimostrano quanto sia il valore riconosciuto al denaro e quanto poco quello dato alla Vita.
Sentire che Eluana recentemente abbia sorriso, abbia avuto persino le mestruazioni e dati altri segni di vita, mentre veniva amorevolmente accudita e nutrita, senza farmaci, e che ora sia stata terminata con la sentenza di un giudice fa pensare.
Ma più che certa magistratura e certi medici, che da tempo sono convinto abbiano perso il contatto con il mondo reale, impantanati nel carrierismo, avviluppati nella BuroCrazia ed inseguenti il potere, che mi meraviglia è il padre, che si è intestardito nel suo intento, quasi fosse in cieca competizione con chi non gli lasciava fare ciò che voleva! Certo Eluana, da ragazza giovane, in qualche discorso può aver detto che avrebbe preferito morire piuttosto che vivere in certe condizioni (intanto quali precisamente ?), ma quanti da giovani non hanno detto le stesse cose e poi, con diversa maturità, accetterebbero qualsiasi trattamento pur di restare in vita, nella speranza di qualche futura possibilità di cura ?
Quante persone si sono svegliate dal coma anche dopo anni quando, eccetto le Madri, quasi più nessuno, per primi certi medici che antepongono arrogante ignoranza al mistero della vita, nutriva speranze?
Perché tutti i co-interessati, medici, magistrati, politici, media, hanno speso immense energie nel confronto politico e mediatico piuttosto che usarle per cercare altre possibilità per Eluana?
Perché, qualche anno fa, la magistratura su richiesta di medici obbligò dei genitori a far subire la chemioterapia al loro figlio? Dov’è l’omogeneità di giudizio e di azione? Dov’è il confine tra libertà del Cittadino e Potere?
Come mai in questo caso sulla bocca del mondo la Grande Assente è la Figura della Madre?
Una Parte di Questo Paese si sta preparando a giustificare l’eutanasia? I costi sociali per mantenere in vita gravi malati e vecchi sono visti oramai con insofferenza da certe famiglie e Amministrazioni? Sarebbe la logica conseguenza di oltre quarant’anni di politiche contro la persona e la famiglia in favore della collettività!
A questo punto avrei preferito un’assunzione di responsabilità con una fine più compassionevole a mezzo di rapida ed indolore iniezione letale, piuttosto che il calvario di una lenta morte per fame e sete che riflette la viltà della scelta della privazione dell’alimentazione.
E non mi si venga a dire che è la sospensione di un accanimento terapeutico, perche dare da bere agli assetati e da mangiare agli affamati non è accanirsi a somministrare farmaci.
Mala Tempora Currunt

Dipendente ATM

Un dipendente di ATM è stato ripreso dalle telecamere mentre danzava in un locale pubblico: risultava assente dal lavoro per malattia con problemi “gravi” di salute!
Il personaggio, già conosciuto, era già stato oggetto di vari controlli.
A mio parere avrebbe meritato il licenziamento in tronco, ma i due inviati dal CDA ATM (come membri del Collegio di disciplina), complice il parere di altro autorevole membro, presenti i sindacalisti di ATM ACTT e LA MARCA, hanno dovuto accettare una semplice sospensione dal lavoro per un breve periodo.
D’altra parte, si sa… uno ammalato deve essere reperibile solo in certi orari…, e quindi di notte, quando non è tenuto ad aspettare eventuale visita fiscale, può tranquillamente andarsene a ballare…
E’ ogni giorno più evidente come una mentalità impropriamente garantista sia ormai completamente “fuori” dal Comune sentire, dall’oggettività della realtà, e prescinda da ogni principio di causa ed effetto.
A non essere garantito è il cittadino indifeso, onesto, pieno di dignità e che soffre in silenzio; fannulloni e malfattori sono garantiti da tutti i meccanismi, a loro sempre ben noti, che certa Parte Politica usa per, a suo dire, rieducarli e rimetterli “salvati” nel civile consesso.
E poi ci meravigliamo se dei giovani senza nulla nel cervello e nel cuore danno fuoco alla povera gente per divertirsi?
Però ne incolpiamo sempre gli Altri! Ma tutti Noi cosa facciamo? Dove sono andati dignità e senso del dovere ?
Io non accetto di adeguarmi.

martedì 3 febbraio 2009

Saluto al Consigliere Alberto Dan

Se ne è andato improvvisamente mentre lavorava nel suo negozio il Consigliere comunale Alberto Dan, di soli 47 anni, mentre stava preparando la sua candidatura a Sindaco.
Quando rappresentavo A.N. in Consiglio Comunale a Vittorio Veneto Lui sedeva nei banchi alla mia destra tra le file dei D.S., e spesso ci ritrovavamo negli intervalli a ragionare tra una sigaretta o una pipata; Lo ricordo con simpatia e con rispetto, uomo semplice, intelligente, corretto.
Non posso certamente dirgli “camerata presente”, né ovviamente dirgli “ ciao compagno”, ma tra uomini animati dalla serietà degli intenti, anche se posti su sponde di origine diversa, ci si deve salutare con rispetto e con il cuore.
Buon Viaggio Consigliere Alberto Dan

giovedì 29 gennaio 2009

Pirandello 1928

…Bisogna, bisogna andar via per qualche tempo dall’Italia e non ritornarci se non in condizioni di non aver più bisogno di nessuno, cioè da padroni. Qui è un dilaniarsi continuo, in pubblico e privato, perché nessuno arrivi a conseguire qualche cosa a cui tutti aspirano spudoratamente. La Politica entra da per tutto. La diffamazione, la calunnia, l’intrigo sono le armi di cui tutti si servono. La vita in Italia si è fatta irrespirabile. Fuori ! Fuori ! Lontano ! Lontano !
Luigi Pirandello , 8 luglio 1928

"Ricevo e pubblico"

LETTERA APERTA
Mi rivolgo a tutti coloro i quali, ancora orgogliosamente attaccati a quella dignità che ormai è pregio di pochi, che sono esausti di sentire e leggere false, ipocrite e fuorvianti opinioni messe dolosamente in libertà da altrettanti fuorvianti e inverosimili politici, giornalisti, opinionisti, comunisti, e chi più ne ha più... ne sfugga!...
Voglio la fotografia del Presidente, certo non sempre meritevole di rappresentare la nostra pur sempre grandiosa Repubblica, la foto del Papa e il crocifisso nelle scuole ed in tutti gli uffici pubblici, non voglio una moschea ad ogni angolo di strada come fosse una bottega del pane e non sono certo io, né tutti quelli che la pensano come me, a non volere la tanto decantata integrazione ma è ora di mettere bene in chiaro che a non volerla sono gli islamici stessi. Nel caso in cui non mi fossi espresso in maniera chiara, non nutro di certo una profonda stima verso la maggior parte di coloro i quali professano la religione islamica.
Vedete, un vecchio proverbio italico, e scrivo italico proprio perché è davvero molto antico, dove affondano le nostre radici, recita così: A Roma, comportati come i Romani!
Questa minuscola frase popolare racchiude in una sintesi semplicemente perfetta il concetto di rispetto del nostro popolo, addirittura in tempi pre-cristiani, nei confronti di tutte le genti del mondo; e badate che di mondo, gli antichi Romani, se ne intendevano abbastanza.
Appare evidente che l'insegnamento che i nostri antenati ci hanno tramandato è che nel rispetto delle regole del prossimo, all'interno del paese del medesimo prossimo, si ottiene istantaneamente una pacifica convivenza seguita se voluto da entrambe le parti da una graduale ed indolore integrazione; solo così sarà poi possibile assimilarsi vicendevolmente pigliando quanto di meglio offrano le diverse culture.
Volersi dimostrare umani non vuole assolutamente significare chinare la testa, e non solo, e costringere anche Dio a farlo!
L'integrazione tra persone di razze, lingue, culture, tradizioni e religioni diverse non è, come insegna la storia un'impresa impossibile, ma è estremamente complicato rendere attuabile la convivenze tra etnie e culture totalmente differenti, e per far sì che le “ciambelle” riescano col buco è necessario che alla base vi sia un profondo rispetto da parte di tutti e senza pretese unilaterali; rispetto che questi silenziosi, ma neanche troppo, invasori non hanno nei nostri confronti.
Non ho mai sentito di cristiani che, ai nostri giorni, si siano recati in un paese islamico per dimorarvi e che lì abbiano preteso per i loro figli di far togliere dalle scuole di quei luoghi i simboli della religione musulmana, né tanto meno ho sentito di governi islamici che si sono umiliati piegando la loro religione di stato al volere di un manipolo di immigrati di altre confessioni religiose. Se ne fregano assai, loro, di urtare la nostra sensibilità! Ma i nostri “potenti” vigliacchi, o meglio vigliacchi con il potere sembrano ben disposti ad imburrare le natiche di tutto il popolo italiano per consentire una più “scorrevole integrazione” delle minoranze... minoranze che al contrario del vero principio di ogni nazione democratica la fanno da padrone.
Ma resto ancora più indignato nel vedere che, malgrado le lotte intestine della nostra sfiorente nazione, (eh sì, perché qua l'ulcera verrà a tutti oltre alle emorroidi già fortemente provate) volte a rendere più vivibile il nostro bel paese agli occhi di un musulmano, la maggioranza di questi Ultimi rifiutino con grande arroganza e determinazione di mescolarsi a noi “infedeli” ed essi stessi cercano in ogni modo di creare ghetti, anche di rilevanti dimensioni, dove solo loro e le loro regole possano sussistere.
Eh no, cari Ultimi! Qua siamo in Italia! Le leggi da rispettare sono le nostre alle quali anche voi siete assoggettati, se qui volete restare (ma tranquilli, non vi trattiene nessuno!...) la libertà di cui godete in questa nazione è quella prevista dalla nostra Costituzione e non quella del vostro Corano. E già è un bel salto di qualità ve lo posso garantire.
Siete un po' come i bambini, vi si da un dito e vi prendete una mano, ops... è vero, le mani ve le prendete già abitualmente...
La nostra identità nazionale ha anche una componente non certo trascurabile di Popolo Cristiano e il nostro amore per il prossimo è sincero, spassionato, radicato nel tempo, profondo e concreto, ma non siamo dei fessi! Non tutti almeno...
Tante volte siamo stati una nazione pigra, assolata e bonacciona, ma buoni non vuol dir esser “fresconi”.
Se io, cittadino italiano, andassi all'estero, sarei tenuto a rispettare i luoghi, le leggi, le usanze, e le persone di quei paesi; e se sempre io mi trovassi in un posto in cui non è praticato il mio credo, mi organizzerei e cercherei di raggiungere il centro religioso più vicino dove andare a curare gli affari dell'anima mia, ma non andrei sicuramente a bussare alle porte degli organi governativi di quell'ipotetico paese per farmi costruire una chiesa sotto casa, anche perché, soprattutto nei paesi islamici e fondamentalisti, nella migliore delle ipotesi mi sbatterebbero la porta in faccia.
Signori miei, non prendiamoci in giro!
Anche mio padre è stato emigrante e come lui tanti altri, e sì, anche noi abbiamo importato la mafia e combinato tanti malaffari, ma per tutte le parolacce che non posso scrivere, siamo nel 2009! il Medio evo è finito da un pezzo, datevi una regolata!
La viscida demagogia, sappiamo benissimo, non ha mai portato nulla di buono.
Aiutare i poveri ed i bisognosi è un nostro dovere. Favorire la nascita di nuove cellule terroristiche, incrementare il numero di posti facilmente utilizzabili per favorire l'immigrazione clandestina e quindi l'approdo sulle nostre terre non solo più di gente che desidera costruirsi un nuovo futuro ed una professione nel nostro paese, ma anche ed inevitabilmente di una miriade di nuove leve per la malavita, non è un nostro dovere! È una nostra scelta, anzi Vostra! Di voi tutti vigliacchi con il potere, comunisti e finti ex-comunisti ipocriti cresciuti a falsi storici, mediocri, prelati faziosi e senza Dio, buonisti senza ideologie, miserabili residuati bellici del '68 e ignoranti, tanti ignoranti da ingrassare a suon di balle, enormi balle! Ecco chi sta oggi scegliendo al posto degli italiani, i minchioni!
Se non vogliamo tutto questo, per noi e per i nostri figli, iniziamo ad attrezzare il nostro paese di quelle strutture (realmente) adeguate a dare una mano concreta a chi ne ha bisogno e soprattutto a chi la vuole... e, per cortesia, finiamola di di calarci le braghe davanti a tutti gli Ultimi Arrivati.
Abbiamo uno “Stivale” invece di lasciarlo lì a mollo nel Mediterraneo, ogni tanto, quando serve, tiriamo anche noi qualche pedata nel sedere a scopo educativo...
Saranno anche passati i tempi degli eroici ragazzi del '99, ma siamo ancora e sempre Italiani!
E io ci credo!!!
Paolo Pedone

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