lunedì 20 ottobre 2008

Nuova rotatoria ipermercato a Vittorio Veneto

Preoccupa molto la posizione del nuovo supermercato Emisfero adiacente la nuova rotatoria, non solo quando dopo i primi mesi di novità si sarà normalizzato l’afflusso, ma specie in questi primi periodi; pochi parcheggi in superficie e quelli interrati non paiono sufficienti; la sua posizione con accesso ed uscita diretti in rotatoria preoccupano assai più; sabato si è presentata alle 18 ca. una scena inimmaginabile coda dalla caserma gotti e da oltre san giacomo con rotatoria intasata, parcheggi pieni e nuovo tratto di viabilità (per capirci la nuova bretella) zeppa di auto in sosta ambo i lati e di auto in manovra, chi cercava di entrare chi di uscire; coda con autocorriere ferme a strombazzare ed un paio di vigili urbani che si guardavano in giuro sconsolati; risultato quasi un quarto d’ora per attraversare la rotatoria e giungere a San giacomo. Appare evidente che la rotatoria è troppo piccola e che mentre si potrà lasciare l’entrata al nuovo Ipermercato sulla nuova bretella il traffico in uscita dovrà essere smaltito dalla bretella non verso la rotatoria ma verso almeno due punti di smaltimento; non si possono aver tolti i semafori con le nuove rotatorie e poi creare un tappo come questo!

giovedì 16 ottobre 2008

Persecuzioni dei Cristiani

Da tempo ormai in India, in particolare ma anche in altri paesi asiatici, sono sempre più frequenti atti di violenza contro le minoranze Cristiane, al punto di dover ammettere una vera e propria persecuzione in atto.
È certo che in India, paese delle caste rigidamente vincolate, il messaggio del Cristo portato tra la popolazione, che indica come tutti gli uomini siano uguali davanti a Dio e possano credere in un loro miglioramento, non può essere gradito a chi detiene e vuole conservare il potere nei vari strati della società indiana, e questo può spiegare il senso di odio ed il tentativo di ribellione, in costante aumento, verso la religione Cristiana ed i suoi proseliti; unitamente al fatto che preti suore e frati in India si sono soprattutto distinti per il loro contatto profondo ed umanitario con gli strati più sofferenti della popolazione; anche il fatto che per lo più gli atti violenti siano compiuti da minoranze terroristiche legate alla religione mussulmana può trovare una spiegazione e va inquadrato in un disegno politico-religioso ormai non tanto più oscuro di ribellione/riconquista dell’occidente infedele, guidato da quelli che sono i padroni indiscussi del petrolio, nel tentativo di fermare il loro ed il nostro mondo ancora ad un’età più suggestiva ma di tipo feudale: ci stanno riuscendo, complice l’inettitudine e la vuotezza etica di chi governa l’Europa, l’Occidente; forse solo la ripresa di un’autarchia energetica, sognata da quel grande statista e profeta di Benito Mussolini, liberandoci dall’egemonia del petrolio potrà rimettere a posto questo mondo impazzito.
Ma ciò che lascia di sasso è il silenzio complice dell’Europa, della Sinistra Europea ed Italiana, per anni compagna di governo di certi settori della Chiesa, che è sempre disposta a tollerare qualsiasi cosa ci venga imposta dai poteri e dai popoli con cui va a patti; mentre grida allo scandalo per ogni atto politico e di governo del Centrodestra, come sempre con la faziosità e disonestà intellettuale che l’accompagnano, tace in colpevole silenzio di fronte ai crimini compiuti da sinistre non europee e lascia che, nel 2008, suoi fratelli cristiani vengano martirizzati senza dar segno di dignità né di senso della giustizia.

11 settembre, inizio dela caduta dell'impero ?

Quanto successo negli stati uniti con le banche, quanto sta accadendo per l’effetto rimbalzo in Europa, quanto accadrà in Italia per il panico chiede riflessioni.
Negli ultimi vent’anni le persone serie e competenti non sono state ascoltate; sono invece stati ascoltati i venditori di fumo, i falsi profeti del marketing arrembante, gli amici degli amici, i disonesti che ammannivano con false teorie gli sciocchi che vogliono sentirsi dire quello che loro pensano e non essere contraddetti. In questa società pervertita, in cui interesse personale, passioni, disonestà e limitatezza intellettuale hanno invaso il mondo, si è concretizzata la crisi di un modello di società fondata esclusivamente su principi economici e sulle basi di una cosiddetta scienza che ha mirato più alla sensazione che alla scoperta della verità e che ha valutato i risultati di ipotesi di lavoro senza tener conto di gravissime controindicazioni sociali, etiche ed ambientali. Politiche populiste e demagogiche ed un capitalismo arrembante hanno costruito una base sociale ottusa egoista e tesa al basso. La gravissima assenza della giustizia ha fatto il resto sulla psiche delle persone, creando mostri affamati di vendetta, gente inetta e vigliacca, poveri disgraziati schiavi delle droghe, del gioco, del bere, del lavoro, del sesso; ha eliminato o reso ininfluenti, sistematicamente, i cervelli, gli animi liberi, le menti generose, i cuori compassionevoli, le persone rette.
In questo momento di gravissima crisi o si fa davvero l’Europa, un’Europa unita non solo nella moneta, ma unita soprattutto nel comune sentire cristiano e nell’esercizio del diritto e della giustizia, oppure solo gli Stati più organizzati, più forti intellettualmente economicamente e patriotticamente, solo quelli sopravviveranno, ovviamente a scapito degli altri stati più deboli attraverso nuove forme di governo delle masse i cui embrioni sono già intuibili: è una legge della Natura e della Storia.
Quegli stati che non sono entrati nell’Europa danno a tutt’oggi alla loro gente la sensazione di una situazione assai migliore: sono più uniti, hanno il senso patriottico dello Stato, conservano fede e tradizioni più salde, hanno un’economia più sicura.
Per chi come noi è entrato in Europa la sensazione dell’esperimento fino ad ora attuato non è delle migliori: ad esempio scarsa protezione dei nostri prodotti e tentativi nazionalistici di contingentamento degli stessi da parte di altri stati.
La riflessione tematica è quindi: il disegno storico politico di un’Europa Unita che, fin dai tempi di Carlo Magno stiamo cercando di rendere realtà, è, alla luce di quanto accaduto e sta accadendo, un sogno ancora corretto? Lo scrivente fautore da sempre di una Grande Europa se lo domanda. Oppure la storia dei nostri padri, funestata da guerre, miserie economiche, ma ricca di idealità, valori umanitari condivisi, senso ed onore dell’appartenenza, fantasia e concretezza, giustizia e severa applicazione delle leggi, sensazione del progresso, ci fa pensare nuovamente ad un nuovo tempo di nazionalismi,? Oppure siamo alla vigilia di gravissimi stravolgimenti epocali da cui sorgerà, ahimè dopo ancora un bel po’ di oscurità, una nuova Era ?
Con la fine della seconda guerra mondiale sembrava (o forse ci è stato fatto credere..), e per un po’ lo è stato, che il mondo avesse finalmente trovato una pace fatta di lavoro benessere ed equilibrio etico-pragmatico.
Dopo un certo rallentamento, non preoccupante, sono invero ricominciati gli scontri di classe, la prepotenza del denaro su ogni valore; e si è rotto l’eden; poi la caduta dell’impero sovietico per primo; poi la progressivo ed accelerante disgregazione dei legami di causa ed effetto in economia, sociale, morale ed ambiente; ma non basta…
Certamente il catalizzatore finale, motore degli sconvolgimenti in odore è stato l’11 settembre con l’assalto terroristico alle Torri Gemelle ed il loro crollo: l’incapacità a prevederlo, nonostante gli apparati e le tecnologie all’avanguardia, e l’assoluta impotenza a difendersi al momento del Popolo Americano, dell’Apparato Militare più potente del Mondo hanno rotto un equilibrio e ridimensionato un mito; Le torri gemelle, gotha del potere economico mondiale, simbolo americano ed ebraico del potere, sono evidentemente state scelte non a caso.
Da quel momento sono emerse la vulnerabilità militare, sociale, organizzativa; con il tracollo bancario è emersa la vulnerabilità economica degli Stati Uniti attuali; è stata drammaticamente sondata, e resa di pubblico dominio, la reale capacità di reazione di chi governa l’informazione vantando scudi spaziali, missili puntati su varie capitali del mondo, potere bellico ed economico ma che si è trovato il fianco scoperto al momento della verità; sono state rese pubbliche le gravi carenze che caratterizzano cronicamente il funzionamento dei moderni stati democratici: disorganizzazione, inefficienza, inaffidabilità, menefreghismo, superficialità. Contemporaneamente sullo scenario del mondo si è mostrato il nuovo volto di un terrorismo feroce, subdolo, ma caratterizzato da grandissima intelligenza strategica (contro la pochezza imperante nell’occidente ricco), da impensabili capacità organizzative, da spaventosa efficienza, da immenso senso della fede fino al fanatismo ed al martirio. E da allora tutto è peggiorato fino alla crisi attuale.
L’Europa, in particolare l’Italia, vedono ora al pettine tutti i nodi procurati dal ’68 in poi: sindacalizzazione esasperata del mondo del lavoro; esagerazione di ammortizzatori sociali; trasformazione dell’apparato pubblico, sanità, trasporti, scuola in centri di collocamento lavorativo lottizzati politicamente senza meritocrazia; perdita del valore del titolo di studio come garanzia di preparazione e fuga dei cervelli; promozione del lavoro pubblico in antitesi con l’intraprendere privato; sindacalizzazione e lottizzazione della Giustizia, con riflessi tragici sulla sua efficienza percepibili dai Cittadini con la perdita del senso di sicurezza; opportunismo e mancanza di assunzione di responsabilità dei membri delle Istituzioni e di chi fa politica; importazione dai paesi emergenti senza controllo e immigrazione selvaggia.
L’invasione cui è soggetto il mondo occidentale, l’Europa, lo scenario mondiale fanno riflettere e tendono a ricreare nella memoria i fantasmi della Caduta dell’Impero Romano d’Occidente indicata formalmente nei libri di storia con la data del 476 d.C., ma iniziata ben prima con il sacco di Roma di Alarico e con l’Editto di Costantino.
Il pensiero è tutto per i nostri figli che, mai l’avremmo pensato, si ritroveranno, i meno fortunati già da adulti, a dover combattere quotidianamente in un mondo sempre più difficile (e speriamo non più bellicoso) e più povero, di giorno in giorno, senza esserne stati adeguatamente e progressivamente preparati, anzi condizionati da una scuola e da una società a vedere tutto semplice e tutto sempre come un gioco.
Ma i figli dei poveri che irrompono nelle nostre realtà sono ben più forti dei nostri…
Questo nuovo governo, per la prima volta da anni, ha messo insieme una serie di persone serie ed efficienti che avranno dunque un compito assolutamente gravoso da svolgere per tentare di rimettere in carreggiata la situazione; già hanno fatto vedere alcuni intereventi forti, impopolari ma di responsabilità; speriamo solo che la situazione economica e del lavoro non peggiori bruscamente perché la gente impaurita potrebbe nuovamente rivolgersi ai falsi profeti del tutto garantito. Speriamo che esistano ancora e resistano volontà coraggio ed unità degli Italiani: il Sud è prostrato come non mai ma serpeggia più forte che mai il senso di ribellione; il Nord, specie il Nordest, da locomotiva solo economica deve recuperare Valori e riprendersi il ruolo di traino politico e sociale del Paese; non c’è più spazio per divisioni e mediocrità, serietà e merito devono tornare a far parte della percezione del quotidiano.

giovedì 18 settembre 2008

Sinistra moralizzatrice

La sinistra ora tira fuori l’arma della moralizzazione.
Non mi pare proprio che questa nuova sinistra che deriva dal PCI e si è scrollata di dosso solo l’aspetto visibile più duro del Comunismo possa parlare di moralizzazione.
Moralità, dunque etica, non si intende nella civile convivenza solo come il fare atti osceni in luogo pubblico, fare la puttana o il ladro; moralità riferito alla politica sta a significare prima di tutto non piegare la verità ai propri interessi, non condizionare il pensiero della gente per usare il popolo a fini di potere e/o di interessi personali, ma vuole spesso dire fare ciò che è giusto anche se scomodo o impopolare
Non mi pare proprio che gli eredi, anche se un po’ annacquati, del 68 possano parlare di moralizzazione; loro che parlavano di amore libero e dissoluzione della famiglia, di ateismo e di religione della droga libera, al solo scopo di distruggere i più forti capisaldi della cultura sociale italiana; sono riusciti solo in parte ad eliminare quei valori che non gli permisero di farci annettere alla “madre Russia”.
Cosa c’era di morale nel fatto che personalità della sinistra fossero nel libro paga dell’ URSS ed operassero quotidianamente per farci divenire una delle repubbliche sovietiche ? Forse c’era qualcosa di morale nei picchetti delle fabbriche e delle università che bastonavano e bloccavano un padre di famiglia o uno studente che non la pensava come loro? Cosa c’era di morale nella occupazione della Scuola come mezzo per condizionare le menti dei giovani a quanto è bello il comunismo e crearne i suoi soldati? Cosa c’è stato di morale nel diploma garantito, nel 27 politico, nella lauree di gruppi di centinaia di persone che hanno creato masse di incapaci incolti ed hanno sortito l’effetto (studiato a tavolino) di annullare il valore del titolo di studio, al fine lavorativo, beffando le aspettative di tante semplici famiglie che hanno sacrificato per far laureare il proprio figlio con l’aspettativa di una sua vita economicamente migliore, costituendo nuove fasce di lavoratori da sindacalizzare e portare in piazza? Cosa c’era di morale nei medici scioperanti che lasciarono morire pazienti incolpevoli? Cosa c’era di morale negli operai che sabotavano il lavoro italiano? Cosa c’era di morale in quei pacifisti che muniti di spranghe, sanpietrini, tirapugni e molotov gridavano ed ammazzavano nostri lavoratori delle Forze dell’Ordine? Cosa c’era di morale in quei giovani per lo più di ricca famiglia che, lasciata al sicuro la Porsche, nelle manifestazioni rovesciavano ed incendiavano le utilitarie di lavoratori e le vetrine di piccoli negozianti? Cosa c’era di morale in quanti si definivano democratici e poi dicevano e facevano “ taci tu che sei fascista… e… uccidere un fascista non è reato” ? Cosa c’è di morale in quei prepotenti che vanno a disturbare un pochi di vecchi durante onoranze ai caduti? Cosa c’è di morale oggi in quei democratici sempre in cattedra unici detentori di verità e giustizia che offendono aspramente e demonizzano chiunque non la pensi come loro anche se legittimati dal voto popolare? Cosa c’è di morale in certa giustizia che diventa il braccio armato di una fazione politica? Cosa c’è di morale nel fallimento di una medicina democratica che ha illuso e poi abbandonato i malati mentali e le loro famiglie? Che cosa c’è di morale nel giustificare l’occupazione di case di povere famiglie italiane da parte di extracomunitari o nel dare maggior sostegno ai lavoratori extracomunitari per accaparrarsene le simpatie politiche, abbandonando la forza lavoro locale? Cosa c’è di morale in una tassazione che soffoca solo quella parte del popolo italiano costituita dai tanti piccoli imprenditori e quanti rischiano in proprio? Cosa c’è di morale nel non dare luogo a condanne esemplari nei confronti chi uccide, di chi scappa dopo un incidente, di chi stupra le donne, di chi soprattutto abusa dei bambini o alimenta il mercato della pedofilia?
Un capitalismo sfrenato che ha posto i soldi come unico fine della vita, ed un comunismo di bottega, sorto da una lotta fratricida e che non ha mai riconosciuto né abiurato i delitti compiti, che ha condizionato a pretendere ogni diritto senza riconoscere alcun dovere hanno rovinato l’Italia: hanno distrutto la scuola, il diritto, nella gente il senso di responsabilità e di colpa, ogni valore morale tradizionale, la famiglia, il senso dell’onestà e la religiosità; nei giovani il senso vero della vita, rendendoli pronti ad uccidere quando non sanno come passare il tempo o per soldi. Questo è un Paese in cui nessuno vuole più lavorare, tutti vogliono il titolo di studio senza fatica, un lavoro ricco, tanti soldi e soprattutto divertirsi, non fare figli, non prendersi più alcuna responsabilità, vivere solo il presente senza fede né speranza, senza più senso né voglia di futuro; e se succede qualcosa di grave negare sempre o scappare.
Certo bisogna moralizzare, ma certamente non si possono prendere lezioni da questi signori che sputano sentenze senza guardarsi indietro: si sono presentati come il baluardo contro il capitalismo, ma nei fatti hanno spartito insieme il Potere.
Chi ha mai difeso tutti quei cittadini né dipendenti pubblici, né dipendenti delle grandi aziende ? Per tale scandaloso comportamento oggi la maggior parte dei vecchi mestieri artigiani, che grande hanno fatto il nostro Paese nella Storia, sono già scomparsi.

Convegno del Senatore M. Castro di A.N a Vittorio Veneto

Certo il Professore portato al Convegno dal Senatore di AN Maurizio Castro ha fatto un’analisi precisa che ha aggiunto ai dati da tempo in possesso ai Vittoriesi l’elemento a sua detta contrastante del calo demografico, fermandosi a questa fase introduttiva senza dare soluzioni.
Dopo alcuni cittadini rappresentativi delle categorie lavorative il senatore M. Castro in un discorso di assai elevato lessico oratorio ha comunque dato un primo indicatore progettuale per la risoluzione del problema del recupero della Città indicando nella Città del Lusso e del Bello, anche architettonico, della scuola di alta qualità il nuovo ruolo della Città e ipotizzando nei 2 centri storici di Ceneda e Serravalle i nuovi poli di sviluppo economico e commerciale sia per il fallimento del Centro cittadino in tale ruolo sia per la sua impossibilità ad ospitare una nuova struttura commerciale di richiamo.
Nulla da eccepire sulla qualità della destinazione Vittoriese, sullo sognare in alto, sperando di trovare chi i sogni sarà in grado o vorrà realizzarli dato che il nostro libro dei sogni è particolarmente voluminoso…ma sul far sopportare tutta la spinta commerciale ai due centri storici qualche legittimo dubbio a chi si occupa da 30 anni di urbanistica e di politica cittadina sorge.
Tant’è che lo scrivente nel suo programma politico indicava un’alta qualità dell’architettura ed uno spinto sviluppo turistico e ricettivo propulso da grandi opere, come una seggiovia/cabinovia che vada ad unire l’area Borca, l’Italcementi, assunta a nuovo ruolo cittadino garantito da collegamento pedonale e con apposita navetta al Centro Città, con attività del tempo libero in comune di Fregona, ed un ipermercato a più piani posto in piazza medaglie d’oro o nell’attuale sede dell’ ATM, il tutto collegato alla viabilità predetta e tutt’uno nella nuova isola commerciale del centro commerciale ed amministrativo della Città, già esistente, ad iniziare da via Carducci (angolo con Visentin) e fino alla via posta a lato della piazza del popolo, in un tutt’uno con la piazza del Popolo in gran parte pedonalizzabile.
Le idee sono tante, il problema sta nel riuscire a sciogliere quei potentati che a voce applaudono al rinnovamento ma, dietro le quinte, frenano lo sviluppo cittadino solo per garantirsi intonso un mercato da una vera e propria concorrenza, manovra che ci sta portando all’esaurimento dei mercati stessi.
Complimenti comunque alla prima uscita di M. Castro, che ha avuto una grande presenza di pubblico, assortito tra tutte le tendenze politiche cittadine e la rappresentanza delle maggiori associazioni cittadine del lavoro e del sociale.
Sarà comunque dura costruire un PDL cittadino con una AN inesistente ed una Forza Italia da sempre poco organizzata e scarsamente presente (a parte l’impegno dell’amico con il camper) e con una Lega, invece assai organizzata ma, soprattutto, basata sulla forza della partecipazione di iscritti e rappresentati come militanti e volontari, e non come ospiti di qualche salotto bene.
Sarà comunque necessario costruire, anche da noi sempre indietro un po’ su tutto, una mentalità unitaria per un nuovo soggetto politico; pena la perdita della Città in favore di un centro sinistra agguerrito attento e soprattutto radicato nel Comune come già lasciano solo intravvedere i primi seri attacchi di questi giorni.

Gentilini commento su Avvenire

Il prosindaco Gentilini, se andiamo a sentire i Trevigiani, sarebbe ancora Sindaco eletto a furor di popolo; non spetta a me la sua difesa dato l’ampio stuolo di vassalli e valvassori che lo seguono, ma vorrei spendere due parole visto l’’attacco, non senza coloritura politica, che gli è giunto da Marina Corradi da Avvenire, quotidiano che lo scrivente legge ogni domenica con attenzione e piacere in una parrocchia marinara.
Certamente Gentilini usa un lessico popolano, ma per questo è amato dalla gente, certamente a mio parere ha una posizione eccessivamente severa ed intransigente con gli extracomunitari, ma mi pare che dare la colpa a lui dell’assassinio a Milano del giovane extracomunitario sia un atto di analisi superficiale dei fatti o di malafede politica.
Intanto non mi piace il fatto come oggi in presenza di criminalità dilagante si minimizzino i reati minori; certo un assassino va punito più severamente di chi ruba le frittelle, ma comunque anche quest’ultimo ha compiuto un reato, che per di più si cala su una popolazione vessata dalle tasse e problemi economici, che non trova giustizia nelle aule di giustizia per i continui piccoli soprusi fatti da chi è conscio che in questo clima vige ormai l’impunità per i delinquenti minori, da chi non ne può più di non poter lasciare aperte le finestre di casa né può starsene tranquillo a casa sua, di chi è continuamente oggetto di truffe, furti e soprusi anche piccoli.
Indubbiamente l’assenza di uno Stato che funzioni come un padre, buono giusto che da l’esempio ma anche severo quando deve, di istituzioni allo sfascio, di caduta verticale dei Valori, di decenni di politiche che hanno pensato a sfruttare l’Italia, di politiche di questi ultimi anni che appoggiano ora i cittadini italiani ora gli extracomunitari, a seconda degli interessi convenienti di parte, senza considerare che chi vive regolarmente, lavora, paga le tasse, si comporta bene ed accetta leggi costumi e tradizioni italiane ha ogni diritto ad essere comunque rispettato, ha condotto alla situazione attuale delle principali città italiane creando i presupposti per uno scontro.
Quindi siamo tutti seri ed onesti.

Flagelliamoci sempre

Qualche giorno fa, facendo sperare, Alemanno e la Russa si sono esposti difendendo l’onore della Repubblica Sociale ! Subito la doccia fredda con la controreplica di Fini sul Fascismo male assoluto e leggi razziali.
Mio padre fu volontario della Repubblica Sociale nella Decima Mas, battaglione Barbarigo a neanche 17 anni. Dopo il combattimenti di Anzio e Nettuno fu preso prigioniero e trasferito al carcere di Padova; si salvò da quei partigiani che andavano a prelevare “macelleria” solo perché irriconoscibile per gli effetti del lanciafiamme.
Tornato a casa fu tra gli organizzatori del recupero dei morti gettati nella foiba del bus de la lum in Cansiglio ed in altri anfratti carsici e dei corpi di altri infelici trucidati in vari modi nei paesi circostanti; nonostante gli orrori che gli sentii descrivere non si volse mai all’odio, operò solo per cercare di ridare dignità ai caduti ed a quanti, continuamente infangati e violentati dalla storia fatta dai vincitori, avevano tentato di salvare l’Onore dell’Italia.
Sebbene ancora ragazzo, percepivo la sua infelicità e rabbia per l’ingiustizie e le persecuzioni continuate per anni, le ipocrisie degli aggregati al carro dei vincitori, le false testimonianze dei mandanti e degli esecutori delle “epurazioni”; mai però percepii in lui cattiveria, quell’odio insano disumano e bestiale che deve aver condotto la mano di chi rastrellò torturò ed assassinò semplici cittadini di ogni età per puro gusto della violenza, per vendette personali, di chi gettò viva nella foiba una giovane donna incinta dopo averla violentata, di chi sgignazzava sparando ad uno dei due prigionieri, con le mani legate dal reticolato, fatti camminare sul tronco dell’albero in bilico sulla voragine in modo che il ferito trascinasse giù vivo il suo sfortunato compagno di sventura, il quale sicuramente avrà pregato di esser lui il fortunato a ricevere il colpo fatale. Quando mio padre descriveva i corpi dilaniati, i segni delle tremende torture con tanti maschi persino evirati prima di essere gettati nel baratro, mai sentii odio verso quei disgraziati autori materiali di tali tremende azioni che descriveva come pazzoidi e comuni delinquenti, ma percepii la sua rabbia per chi volle lasciare libera la furia degli istinti più bassi, e la grande tristezza per la drammaticità di quei tempi che pesano ancora sulle coscienze e sulla vita civile e politica italiana .
Sentii comunque viva la sua speranza nella Storia nei confronti dei subdoli mandanti, di quanti lasciarono che si compiessero tali e tanti misfatti; solo da poco se ne osa parlare da parte dei perdenti, talmente quel Periodo del Terrore li bloccò per generazioni; le prime voci credute di denuncia ci sono venute da onesti partigiani, da oppositori del regime fascista che dovettero tollerare tali eccidi, ma che non li condivisero e da qualche tempo hanno contribuito efficacemente, insieme alle confessioni in punto di morte di qualche esecutore, a far luce su quanto successe per riscrivere la Storia di Tutti gli Italiani.
Posso dunque capire che da parte di certi personaggi, correi di tali efferatezze, si cerchi pervicacemente di occultare i fatti; che in certi partiti permanga la chiara volontà di richiudere la porta alla Storia per non perdere il benefit strumentale, cui ricorrevano per mantenersi al potere, che da tempo non regge di fronte alle sfide che il Paese deve affrontare.
Non riesco invece a capire in quale strategia politica si collochi la continua autodenuncia di Fini, pur considerando che parla del Fascismo e non di Mussolini; né regge l’ipotesi di un gioco di squadra con i suoi colonnelli; come Berlusconi abbia per primo descritto il Comunismo, meraviglia solo per il rumore del silenzio di una destra che, per decenni, si è servita di anticomunisti e fans del Duce per raggiungere il potere; chi dunque ama flagellarsi, continui pure a farlo ma, per amore di giustizia e… della Storia, cominci anche a dire anche la verità sulle stragi dei Comunisti nostri e stranieri, di ebrei e non di Stalin e di tanti altri emeriti compagni, sulla bombe di Hiroscima e Nagasaki; per i Più il non farlo è ormai più dannoso che farlo.
Questo povero paese sta crollando di giorno in giorno: per ricostruirlo è d’obbligo non più rinfocolare gli odi, ma è anche necessario “aprire alla verità” senza scontri, riconoscere istituzionalmente l’onore e la dignità dei morti di ogni colore: tutti i nostri fratelli, che si sono uccisi tra di loro, ci chiedono da tempo un atto di intelligenza e di pietas solo dal quale solo può nascere la riappacificazione degli Italiani, unico possibile punto di partenza per la rinascita di una Nuova Politica seria matura e responsabile. Se invece siamo destinati al tracollo, continuiamo pure con Brenno; ma se lui incuteva paura, quanti dei vinti difendevano o non contrastavano il suo dire suscitavano ben altri sentimenti.

giovedì 31 luglio 2008

La guerra di ogni giorno

Da circa 40 anni, ogni anno peggio, siamo tutti in guerra contro tutto e tutti.
Non comprendiamo in questo momento le guerre vere, che continuano ad insanguinare varie parti del mondo, ma parliamo della nostra attualità "pacifica" di ogni giorno.
Ogni giorno una lotta per difendere i propri prodotti con l’estero, per le immondizie e l’inquinamento, per la sopravvivenza energetica, per il posto di lavoro, per finire il mese, per riuscire ad incassare quanto ci è dovuto, per riuscire a concludere i nostri legittimi progetti nonostante la defatigante burocrazia crescente, una lotta quotidiana per la propria salute, per difendere diritti e valori veri quotidianamente calpestati, per difendere i nostri figli da diseducazione e lavaggio del cervello istituzionalizzati e ammanniti anche attraverso il divertimento e la TV !
E tutto ciò secondo nuove forme di violenza, non più guerre e sangue, non più qualche salutare ceffone o compito in più da svolgere, non più richiami sul lavoro o perdita del posto, non più confronti fisici, non più dimostrazioni di coraggio o di eroismo, non più momenti di solidarietà nella tragedia.
Oggi ti devi confrontare con le multe, le sanzioni amministrative e penali, con chi non paga il tuo lavoro e ti ride in faccia, con chi ti obbliga a licenziarti senza che di fatto ci sia più nessuno a difenderti quando sei inserito in piccole aziende, con chi ci mette 1.5 anni per farti un semplicissimo computo degli oneri dopo che tutte le carte gliele hai fornite Tu, con medici che ti obbligano a curare tuo figlio (anche se non hai fiducia in tante teste di cazzo che oggi hanno preso una laurea) altrimenti riescono a farti togliere la patria potestà; oggi lotti dando tutta la tua misera pensione alla famiglia di tua figlia che non ce la fa ad arrivare alla seconda settimana continuando sacrifici su sacrifici fino al giorno della tua morte, per ottenere da Stato, Regioni, Province, Comuni ed enti pubblici una carta che ti serve per un motivo necessario ed impellente e che regolarmente ti danno dopo immani contrasti e fatiche quando non ti abbisogna più perché ti sono scaduti i termini, una lotta contro una galera che ti possono dare per aver fatto un progetto non del tutto esatto in zona di beni ambientali mentre i delinquenti veri escono dai carcere per decorrenza dei termini condoni sanatorie varie e tanta comprensione; una lotta dall’asilo in su (senza speranza) per cercare di far rimanere tuo figlio come gli hai insegnato ad essere fin da piccolo mentre una scuola impreparata e politicizzata cerca di farne un adepto obbediente da mettere in fila, per difendere le tue proprietà da una delinquenza sempre più incalzante e violenta.
E tutto nella frenetica corsa odierna per…finire, più presto e depresso, dentro la tua cassetta di legno personalizzata.

Il Sindaco per Vittorio Veneto

Mentre la Politica “in alto” si è recentemente drammaticamente resa conto del fatto che la gente chiede serietà impegno efficienza e lotta agli sprechi, leggendo in questi giorni la diatriba da poco iniziata sul Sindaco, a chi spetta esigerlo o no, è manifesto perché Vittorio stia diventando un Pensionato.
Il momento mondiale, quello europeo, quello nazionale, sono assai seri dal punto di vista economico, ambientale, culturale ma soprattutto etico; qui a Vittorio Veneto quest’aria non è ancora arrivata: che sia perché quelli in pianura per un verso e quelli sulle vette spaziano con lo sguardo e con la mente, mentre nelle conche delle valli pare abbiamo minore visuale ? La diatriba di inizio è di quelle straviste dai cittadini ormai distaccati, sterile se non pericolosa; magari fosse un gioco concordato per il risultato!
Pare ovvio che i risultati elettorali già conseguiti diano un diritto di precedenza in un sistema democratico, ma altrettanto che tale prerequisito debba poi cedere il passo nel caso di intervenuta presenza di candidati dai più condivisi. Credo sia ora di costruire seriamente ed in tempi rapidi un PDL concretamente esistente ed operante sul territorio (ma gli interventi sui giornali paiono non confermare tale comprensione né tale volontà); l’operatività della Lega, che si può discutere, è comunque una concreta realtà operativa da due tornate ammnistrative; tra siffatte due operatività si dovrebbe aprire un confronto, distinto da forte e cameratesco spirito di competizione verso l’alto, per fare emergere “maieuticamente” quel candidato che riesca a raccogliere la valutazione ed il rispetto anche tra le file dell’opposizione; nell’entusiasmo della corsa non si può dimenticare, almeno chi crede ed opera (nonostante tutto…) per una politica con la P maiuscola, che è grave errore lasciare spazio ad operazioni personalistiche o di fazione visti i tempi ed i “numeri” delle ultime politiche.
L’innovativo spirito costruttivo di centrodestra, che ha già dato i suoi frutti visibili sulla città, nonostante molteplici cadute politiche non solo di stile, deve non solo continuare ma soprattutto concretizzarsi finalmente in quegli interventi essenziali, non più solo dell’ordinario, che decreteranno o no il futuro di questa Città, per i nostri giovani, perche non siano più costretti ad andarsene a cercare lavoro altrove e per non dover più vivere solo di memorie: è una grande responsabilità.

Gli squadristi di Ernesto Brunetta

Solo ieri sera, mi è stato fatto notare con risentimento il secondo articolo sul libro di Ernesto Brunetta, ex Consigliere DS, sullo squadrismo fascista nella Marca, che più che parlare del libro si è preoccupato di pubblicare i nomi di tanti “nonni”, benemeriti o meno del Regime, già pubblicati in altri libri precedenti, guarda caso in periodi particolari.
Lo scoop del Gazzettino era assicurato, visto che i libri si leggono meno dei quotidiani, e tanti si sono meravigliati di trovarvi i nomi di Comisso e persino quello di Carnielli e di tante altre note Famiglie Vittoriesi, personaggi di cui certamente non si può sparlare solo perché erano fascisti.
D’altronde se, come la propaganda rossa, di fronte alle piazze traboccanti di Italiani, ci ha raccontato che la maggior parte erano obbligati ad aderire da un regime violento, allora queste persone, che in piena epoca di Pryvaci si vorrebbe additare al pubblico ludibrio, ne escono per lo più giustificate; se invece ammettiamo fossero volontari senza alcuna forma di coercizione, allora non possiamo continuare a negare che tantissimi italiani entusiasti riempissero le piazze italiane.
Lo scrivente non si scompone più di tanto per l’articolo: è l’ennesima riprova dell’unica bandiera consunta di una certa fazione della sinistra, incapace di considerare onestamente anche i suoi fallimenti e le sue responsabilità, invecchiata nell’odio senza essere maturata; la pubblicazione dell’elenco con i nomi e cognomi dei Cittadini, estratto da un testo redatto durante il regime con ben altri scopi, conserva infatti, anche se solo in frazione, il sapore delle liste partigiane di proscrizione, dal 1944 in poi, con cui fu decretata e meticolosamente effettuata l’eliminazione fisica di decine di migliaia di italiani anticomunisti e non, militi, civili, donne e bambini, preti.
Ben diverso il sapore di altri libri, prendendo anche solo quelli fatti da onesti intellettuali di sinistra , in cui si è parlato del triangolo della morte e delle ragioni dei vinti, e che ancora non hanno affrontato gli eccidi del Bus de La Lum e di tante altre foibe o luoghi di tremende esecuzioni sommarie, a noi anche molto vicini, la cui responsabilità storica e morale certo non può essere scaricata sui “fascisti”.
In questa Italia, a differenza di altri paesi, si è sempre prepotentemente rifiutata una pacificazione degli animi perché, per troppo tempo, si è governato basando il mantenimento del Potere sulla perpetrazione di odio e vendetta e non sul conseguimento di risultati per il Paese: prova ne sia il fatto che siamo ancora schiavi di chi ci vende l’energia, di chi ci ha aiutato dal primo dopoguerra, incapaci di difendere i nostri prodotti dalle “interessate” restrizioni europee e dalla concorrenza sleale di paesi emergenti.